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Red Bull Honda nel 2019? Il divorzio da Renault potrebbe essere imminente


Dopo la vittoria di Daniel Ricciardo nel Principato di Monaco, la Red Bull si è nuovamente ritrovata ad inseguire Ferrari e Mercedes. Gli aggiornamenti introdotti da Renault in Canada avrebbero dovuto migliorare, sensibilmente, le prestazioni della RB14 ma l’incremento di potenza di 10-15 cavalli ha aiutato relativamente poco i due piloti Red Bull: né Verstappen, né Ricciardo hanno colto la prima fila o lottato per la vittoria.

Gli ingegneri francesi della Renault si sono concentrati sulla parte endotermica, ma non sono riusciti a proporre in Canada tutte le evoluzioni programmate sulla parte ibrida.

Nuovi rinvii che certificano un rapporto tra Red Bull e motorizzazione Renault sempre più delicato. Le aspettative per un 2018, diverso dalla passata stagione, erano molto alte dalle parti di Milton Keynes.

A Barcellona nelle prove prestagionali la Red Bull si era fatta notare per una stabilità incredibile ed un’aerodinamica estrema. Il genio di Adrian Newey pareva aver colpito ancora.

La mancanza di cavalli ed il ritardo che la vettura ha accusato in gara sui lunghi rettilinei, rispetto ai competitors, ha certificato che il propulsore rimane il punto debole della Red Bull.

Il passaggio ad Honda per la Toro Rosso è stato il chiaro segnale di una partnership, studiata e messa in azione nel 2018 per dare una alternativa alla sorella maggiore RB15 del prossimo anno.

Dopo dissidi, ultimatum e proroghe pare sempre più vicino il divorzio tra il fornitore francese e la scuderia di Milton Keynes. A fine giugno, nel Gran Premio d’Austria, la Red Bull dovrebbe sciogliere definitivamente i dubbi sulla motorizzazione della prossima stagione.

Il team anglo-austriaco, formalmente, ha chiesto ancora del tempo per poter testare gli aggiornamenti del fornitore Renault, ma a Montreal, come anticipato, i risultati non sono stati memorabili.

Il binomio Red Bull-Renault ha portato a dei successi strepitosi. Un titolo dietro l’altro grazie al dominante Vettel che, dal 2010 al 2013, conquistò quattro titoli piloti consecutivi, grazie ad una affidabilità insuperabile.

Dopo quattro affermazioni consecutive come miglior costruttore, il team fondato da Dietrich Mateschitz iniziò a perdere quel vantaggio e le responsabilità ricaddero pubblicamente su Renault.

Il passaggio all’era ibrida segnò la fine dell’idillio e l’inizio di una fase calante per la Red Bull.

Le ultime dichiarazioni di Cyril Abiteboul, direttore di Renault Sport F1, rappresentano un’intimazione a prendere una scelta imminente: “Immagino che abbiano tutte le informazioni di cui hanno bisogno, non vedo perché dovranno ritardare ulteriormente la oro decisione. Come da contratto, il termine era il 15 maggio, e poi abbiamo accettato di estenderlo un po’ sulla scia di 12 anni di buona collaborazione. Ma oltre una certa soglia non si può andare, altrimenti saremo noi a ritirare l’offerta che gli abbiamo fatto. Volevano vedere come va il nostro motore nuovo e quello Honda a Montreal? Adesso hanno tutte le informazioni – ha continuato Abiteboul – non vedo assolutamente alcun motivo per ritardare ulteriormente una decisione. Siamo già indietro con i nostri programmi, ed è la Renault a decidere i tempi, non la Red Bull. Un fatto è certo: non potremo aspettare il GP d’Austria per avere una risposta”.

Helmut Marko, al riguardo, ha risposto in modo inamovibile: “Non posso dirvi nulla fino all’Austria, avremo fatti nuovi che stiamo aspettando e vogliamo essere pronti a prendere la decisione giusta”.

La fornitura Honda, oggi, appare una scelta obbligata. Risulta difficile credere ad una ricucitura di uno strappo con i tecnici francesi. Se dal punto di vista economico, la Red Bull avrà dei vantaggi consistenti nell’abbandonare la fornitura Renault, i rischi maggiori saranno sul fronte tecnico, perché pur confermando dei passi avanti con Toro Rosso, la power unit nipponica è ancora un’incognita.

Il rischio di un passo indietro, nel 2019, per il team Red Bull è reale. Questione che tiene aperta la situazione contrattuale di Daniel Ricciardo, ancora dubbioso sulle possibilità future del team anglo-austriaco di lottare per il titolo.

Le preoccupazioni, inoltre, non riguardano la sola performance del motore Honda, ma rimangono forti perplessità sull’affidabilità. Il grande vantaggio sarebbe quello di non pagare più Renault per i motori ma, anzi, essere pagata da Honda per le forniture delle power unit.

Voci parlano di un accordo biennale Red Bull-Honda con la possibilità, a partire dal 2021, di passare a Porsche, la quale entrerebbe in F1 come fornitore ufficiale Red Bull.

I nuovi regolamenti di Liberty Media andranno nella direzione di semplificare le power unit, con l’abolizione dell’unità MGU-H; fattore determinante per l’ingresso di nuovi marchi come Porsche in Formula 1. Rumors a parte, il futuro prossimo in casa Red Bull si chiamerà Honda e secondo il pilota della Toro Rosso, Pierre Gasly, c’è da scommettere che l’impegno dei tecnici giapponesi sarà enorme: “In termini di dedizione è davvero impressionante ciò che sta facendo Honda. Diciamo che non sono qui per cazzeggiare, perché sono rimasti in Formula 1 dopo aver avuto anni difficili con la McLaren – ha dichiarato Gasly – vogliono davvero dimostrare di avere i mezzi e l’esperienza per produrre i migliori motori in Formula 1”.

Parole che abbiamo già sentito pronunciare negli ultimi anni. Alonso e gli uomini McLaren avevano sognato il ritorno ai fasti storici di Ayrton Senna ma, chissà se andrà meglio alla Aston Martin Red Bull Racing nel 2019.


Fonte: http://www.circusf1.com/2018/feed


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