Pablo Andujar: le favole nel tennis esistono

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Pablo Andujar nella foto

Quando gli infortuni non ti danno pace, gli interventi si ripetono e non si risolve nulla, i migliori anni sportivi sembrano alle spalle e nuovi successi francamente irrealizzabili, lo spettro del ritiro per un atleta si fa sempre più largo mentre la luce sul palcoscenico sembra spegnersi: dev’essere quello che ha pensato negli ultimi anni il tennista spagnolo Pablo Andujar, giocatore dal buon braccio ma assai sfortunato, bersagliato dagli infortuni e che difficilmente avrebbe potuto immaginare un ritorno prorompente come quello vissuto nelle ultime settimane, una vera e propria favola tennistica.

Interventi al gomito che lo avevano fatto precipitare oltre il numero 1800 del ranking, lui classe ’86 vincitore di 3 tornei nel circuito maggiore (vanta anche terzi turni Slam più 4 finali perse sempre in singolare) e arrivato a un best ranking di numero 32 della classifica ATP nel luglio del 2015: quando però l’orizzonte sembrava nerissimo, Andujar si è saputo rialzare, grazie a una forza di volontà tremenda che l’ha salvato dal ritiro dall’attività agonistica nei periodi più difficili.
Una striscia vincente incredibile, esplosa prima con la vittoria challenger di Alicante e poi addirittura con il titolo a Marrakech (il quarto in carriera), il terzo in terra africana (per lui infatti la doppietta a Casablanca nel 2011/12 più il successo a Gstaad nel 2014): una storia bellissima, che fa bene al tennis e ai suoi appassionati, con una vittoria che non premiava un giocatore tanto indietro in classifica (prima di Marrakech Andujar stazionava al numero 355) dalla vittoria di Lleyton Hewitt nel 1998 ad Adelaide, con l’australiano che in quel momento si faceva largo fra i grandi e conquistava il torneo da numero 550 al mondo.
3 operazioni al gomito non hanno distrutto la voglia di tennis dello spagnolo: “Già nessuno si ricordava di me, però io continuavo a crederci. È la ricompensa del lavoro fatto nell’ombra” – parole colme di significato che Andujar ha rilasciato dopo questa dolce vittoria, perché lui mentre tutti lo davano per finito ha continuato a crederci e sperare nel più forte dei comeback.

Una favola tennistica, che ci riconcilia con il mondo dello sport: immaginate per un attimo le sensazioni provate dallo spagnolo nativo di Cuenca quando mette a segno l’ultimo punto nella finale contro il britannico Kyle Edmund. Non mollare mai direbbe qualcuno, perché se c’è una cosa che nello sport ripaga sono i sacrifici, che ti portano a migliorare, a crescere, tanto come uomo quanto come sportivo: e tante volte il premio, la ricompensa, arriva e ha un sapore buonissimo.

Alessandro Orecchio