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Dakar, diario di viaggio: il fascino spartano del bivacco

La stanchezza per il lungo viaggio, si esaurisce appena arriviamo in zona bivacco. Ci sono due ali di folla che ci accolgono festanti, nemmeno fossimo noi a gareggiare. Bandiere peruviane, selfie, applausi, tutti orgogliosi di essere qui in questa landa desolata per partecipare ad un’avventura unica. Il bivacco non è altro che un paddock rivisto e corretto, sistemato su una spiaggia immensa, piena di detriti di conchiglie.

L’oceano e’ a un chilometro o mezzo, si vede in lontananza e il vento teso, forte porta l’odore forte del mare. Al bivacco, tutti i partecipanti hanno il loro spazio per riposare e soprattutto per smontare e rimontare i loro mezzi per pulirli della sabbia della giornata trascorsa e renderli pronti a quella successiva. Una sorta di girone dell’inferno, pieno di rumori ininterrotti da officina. Tante officine messe insieme. Cosa preoccupante in vista della mia prima notte in un bivacco del genere, che però prende subito una bella piega quando capisco che potrò dormire nella fantastica tenda montata sulla Mini Countryman. Per me che il campeggio e come il rosso per il toro, è un autentico trionfo.

E invece basta salire le scale (ridiscenderne è la cosa più complessa) per trovarsi, in una sorta monolocale da sonno, arioso, spazioso e soprattutto confortevole. Tutto il contrario delle mini tende degli altri colleghi (sia chiaro è stata una scelta condivisa con l’amico Emilio) piccole, scomode e vagamente claustrofobiche. Resta il problema del rumore, dell’officina a cielo aperto che è il bivacco della Dakar. Un rumore che dura fino alle due di notte, poi si spegne fino alle 4.30 per poi riprendere c’è un’altra tappa da affrontare con le sue insidie e con la Dakar non si gioca.

Il resto del bivacco è un conglomerato di tende, tendine, tendone, fino ad arrivare alla piazza centrale dove sono sistemati il club Dakar, dove mangiano Vip e ospiti di riguardo, la più umile e popolare tendona che ospita la mensa collettiva, spartana ma efficiente. E poi la zona bagni docce. Niente a che vedere con quelle della Le Mans, acqua calda compresa. Qui è tutto molto easy, l’acqua è gelida, per lavarsi i denti devi mandarti l’acqua con il piede a pompa e per le altre cose di …routine rassegnarsi ai box dei bagni chimici! Alla Dakar le comodità sono vietate. Se decidi di farla, devi soffrire. h24.


Fonte: http://www.tuttosport.com/


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