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Hugo Gaspar (ex Treviso): “Adesso sono solo un medico, la pallavolo può attendere”

Di Redazione

Hugo Gaspar è stato uno dei giocatori decisivi per fare crescere il Portogallo e portarlo ai livelli di oggi. Un salto di qualità davvero importante: ma mentre giocava a volley Hugo si è anche laureato a pieni voti in medicina e oggi alterna il volontariato in ospedale all’attività in palestra in qualità di capitano del Benfica.

Gaspar, 37 anni, da qualche giorno ha chiesto al club dell’Aquila di Lisbona si essere dispensato da ogni attività per andare in corsia: “Ora sono solo un medico, un medico al 200%. Ho deciso di mettermi completamente a disposizione del mio ospedale, il Travessa da Saúde, e lavorerò in corsia H24 fino a quando l’emergenza COVID19 non sarà conclusa. La mia famiglia mi manca molto ma è una scelta importante anche per il loro stesso futuro non voglio che corrano rischi. Hanno capito”.

Fa i turni come tutti gli altri medici, turni di 12-14 ore prima di tre-quattro ore di sonno in poltrona e ricominciare: “Questa pandemia significherà stare lontani da casa, per il bene di tutti. Qui posso collegarmi con loro via Internet, sentire come vanno le cose ma la mia presenza è importante qui”.

Gaspar ha due figli maschi, di sette e tre anni. Il suo lavoro è il più rischioso: “Si chiama ‘prima visita’. Le persone vengono accolte al pronto soccorso, o all’ambulatorio e dobbiamo capire in poco tempo come intervenire e quali scelte fare. Siamo in prima linea. Purtroppo, ci sono stati due colleghi che si sono ammalati quasi subito e le cose si sono complicate parecchio. Quando il nostro periodo di quarantena è finito, e siamo risultati negativi, quasi tutti abbiamo deciso di stare qui. Inizialmente tutti pensavano che questa emergenza dovesse restare in Cina, che non potesse toccare anche noi. E come sempre quando ce ne siamo preoccupati era già troppo tardi. Nessun paese era pronto per un’epidemia di queste dimensioni. Solo ora comprendiamo perché Cina, Giappone, Corea del Sud e Macao avevano assunto atteggiamenti così pesanti nelle contromisure. Avevano ragione”.

Hugo è profondamente legato all’Italia e al Veneto: ha vestito la maglia della Sisley e sa che nel nostro paese la situazione è drammatica: “Agli amici italiani va il mio pensiero e il mio affetto, non sono ancora riuscito a mettermi in contatto con nessuno ma sto seguendo la situazione con grande preoccupazione attraverso i media. È drammatico e mi chiedo come sia stato possibile raggiungere quella popolazione con tassi di mortalità ben al di sopra di quanto accaduto in altri paesi. L’Italia ha reagito tardi ed è diventata più sensibile, soprattutto per la popolazione più anziana. Qui in Portogallo abbiamo molti malati tra i 30 e i 60 anni ma anche qui l’età media è molto alta”.

Il Portogallo è un paese nel quale la sanità non naviga nell’oro. Il suo club, il Benfica, ha donato un milione di euro: “È molto importante che chiunque abbia capacità finanziarie aiuti. Tutti i portoghesi, membri e sostenitori del Benfica o meno, devono essere lusingati di questo sostegno ma tutti dovranno fare la loro parte”.

La pallavolo può attendere: “Fino a quando sono rimasto a casa mi sono allenato con qualche esercizio specifico ma ora il mio pensiero è ai malati e alla corsia, ci sarà tempo per tornare in campo e farlo con gioia. Adesso il mio impegno è qui…”

(Fonte: Diario de Noticias)


Fonte: http://www.volleynews.it/feed/


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