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La guerra del Gabibbo

TORINO – È la partita più lunga e, per quanto non si giochi con una palla a spicchi, i canestri c’entrano. Di fronte due pesi massimi, per quanto pupazzi. Da una parte il Gabibbo, noto a tutti perché emblema di Striscia la Notizia, dall’altra Big Red, mascotte di Western Kentucky, college pubblico di Bowling Green. La controversia legale, cioè la partita di cui parliamo, dura ormai da 16 anni, per quanto sembrasse chiusa da un po’. E si sono disputati sei tempi, cioè gradi di giudizio. Ma ora si prefigura un supplementare. O meglio si rigioca un tempo che sembrava chiuso a vantaggio della parte italiana. Già perché l’ideatore nel 1979 di Big Red, Ralph Carey, sosteneva vi fosse stato plagio, escluso da precedente sentenza. E i diritti patrimoniali sul pupazzo erano stati ceduti da Carey al college. Ma la Corte di Cassazione ha rinviato l’esame della vicenda alla Corte d’Appello. E un passaggio della dell’ordinanza del 6 giugno n. 14635 apre nuovi scenari: «In tema di diritto d’autore, la fattispecie del plagio di un’opera altrui non è data soltanto dal “plagio semplice o mero plagio” e dalla “contraffazione” dell’opera tutelata ma anche dal cosiddetto “plagio evolutivo”, che costituisce un’ipotesi più complessa (…) in quanto integra una distinzione solo formale delle opere comparate, sicché la nuova (…) per il tratto sostanzialmente rielaborativo dell’intervento eseguito su quest’ultima, si traduce non già in un’opera originale ed individuale (…) ma nell’abusiva e non autorizzata rielaborazione di quest’ultima, compiuta in violazione degli artt. 4 e 18 della legge n. 633 del 1941». L’avvocato Alberto Gambino professore ordinario di diritto privato all’Università Europea di Roma e legale di Carey, illustra la vicenda: «Quando si impugnano le sentenze, lo si fa con alcune parti. La Corte d’Appello dovrà riformulare la sentenza seguendo le linee di principio sottolineate dall’ordinanza della Corte di Cassazione. Il plagio è sotto gli occhi di tutti che non esista. Il plagio evolutivo, cioè la rielaborazione creativa sarà però fonte di attenzione. Se si è partiti dalla figura di Big Red per aggiungere elementi o modificare, senza chiedere autorizzazione al creatore che ne ha il diritto morale, ebbene si può configurare una serie di danni. Gli stessi possono essere molto ingenti. Si potrebbe chiedere la cessazione e rivendicare i danni in via equitativa sulla percentuale di quanto prodotto». Cioè un risarcimento. Secondo Gambino potrà valere come confessione stragiudiziale anche un’intervista in cui Antonio Ricci sosteneva di essersi ispirato a Big Red. Ovviamente da RTI e Striscia la notizia trapela un’altra versione per cui l’opera sarebbe originale di Ricci e la Cassazione ha espresso un mero giudizio di legittimità. E insomma la partita più lunga con un canestro sullo sfondo non si gioca in pantaloncini ma con le mascotte. Come negli intervalli degli All Star Game Nba. Ma fu proprio il college nel 2002 a far causa a Mediaset.


Fonte: http://www.tuttosport.com/rss/basket


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