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Max Di Santo e la rivoluzione di J. Cruyff

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione dell’ex giocatore (ed ora procuratore) Massimiliano Di Santo sui problemi del basket moderno.

Max Di Santo e la rivoluzione di J. Cruyff

 Il focus del 29 agosto intitolato : “Fip – Gianni Petrucci: Nazionali e campionati, Datome Presidente, Olimpiadi e Mondiali” ha suscitato sui social alcuni importanti e vivaci dibattiti. Tra i tanti, sul proprio profilo facebook, c’è stata una “lettera” di Massimiliano DI Santo, per anni buon giocatore ( e non mediocre come ama definirsi) di serie A  indirizzata al Presidente Petrucci con alcuni passaggi su cui il mondo del basket farebbe bene a interrogarsi. A distanza di alcuni giorni, e dopo le tante riflessioni seguite, oggi pubblichiamo un intervento dello stesso Di Santo nel quale fa riferimento a quanto scritto da un grandissimo del calcio: J. Cruyff.

Buona lettura a tutti!!!

   A seguito dello scalpore, inatteso, del mio sfogo su Facebook, nel quale puntavo il dito contro i vertici FIP, onde evitare il fenomeno di chi “si ferma ad osservare il dito, senza accorgersi della luna”, quindi volendo assolutamente evidenziare un’inadeguatezza ad affrontare la situazione in un Italia (del Basket in questo caso) sempre più dedita a seguire qualcuno che ci indichi la via, contestavo nella fattispecie alcune dichiarazioni del Presidente Petrucci, che si dimostravano arrendevoli rispetto alcuni aspetti delicati del “nostro” Movimento attuale quali, l’attaccamento dei grandi Campioni alla nazionale, piuttosto che lo stato di crisi di molti club italiani, riportandolo “superficialmente” allo stato economico del paese, laddove evidenziavo che se di crisi dobbiamo parlare, è soprattutto di idee e programmi a media/lunga scadenza.

Quindi nel voler essere assolutamente propositivo e non inutilmente polemico, inviterei tutti e su tutti anche la Lega Basket (quindi i Club) a riflettere su alcune proposte che per Amor della Pallacanestro sento di dover evidenziare e nel farlo citerò le parole di un grande Campione dello sport: 

da ” La mia rivoluzione” di J.Cruyff 

Ho sensazioni positive sul futuro di questo sport, anche se credo che prima ci aspetti una fase piuttosto caotica. Al giorno d’oggi è il denaro a comandare, lo si vede soprattutto in Inghilterra. L’aspetto economico fa parte del gioco ed è giusto che sia così, ma a tutto c’è un limite. Non sono i calciatori a creare il problema né il lato commerciale in sé, quanto i dirigenti che immettono troppo denaro.

Prendete lo sviluppo dei giovani talenti inglesi, che si ripercuote sulla nazionale. La selezione inglese è in pericolo quando nella Premier League giocano troppi stranieri. Una soluzione potrebbe essere fissare un tetto massimo di cinque stranieri per squadra. (Sia   chiaro non ho niente contro i calciatori stranieri, o stesso sono stato precursore in materia. Ma io fui acquistato al Barcellona per rinforzare la squadra. Aggiungevo qualcosa che alla squadra mancava.) Gli stranieri che pullulano nelle squadre oggi non sono un valore aggiunto. Giusto due o tre di loro rinforzano effettivamente il team, mentre gli altri sono al pari di giovani che molti club hanno nel vivaio.

Una volta consigliai alla federazione olandese di lavorare a un GENTLEMEN’S AGREEMENT con i club professionistici, in cui tutti si sarebbero impegnati a schierare almeno sei giocatori con passaporto olandese tra gli undici titolari. Così facendo le società sarebbero state costrette a dedicare maggiore attenzione ai loro settori giovanili. Dimentichiamo gli altri interessi europei e decidiamo in quanto Olanda di raggiungere un accordo con i club affinché schierino sempre almeno sei giocatori con un passaporto olandese e cinque senza. Chi se ne frega di quello che fanno in Spagna o Inghilterra!” 

” Il problema stava nel metodo di allenamento. Il Club perseguiva una filosofia e le squadre venivano educate con quello spirito, ma non il singolo. Con la sparizione del calcio di strada un giovane calciatore aveva perso in media dieci ore a settimana di allenamento dei fondamentali. La visione del club non teneva conto di questo cambiamento sociale; dando troppa importanza al gruppo non sviluppava adeguatamente gli aspetti personali, e di conseguenza la tecnica di base di molti giocatori era mediocre. Ci si doveva concentrare di più sugli allenamenti individuali.”

 

#IoAmoLaPallacanestroItaliana 

Max di Santo

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