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Marco Falaschi e l’avventura dell’AIP: “Saremo lo spogliatoio d’Italia”

Di Paolo Cozzi

In questo periodo difficile, in cui la pallavolo giocata ha dovuto fare un passo indietro e confrontarsi con le problematiche legate al coronavirus e alla crisi economica conseguente, cercando soluzioni nuove e innovative per reperire risorse e ripartire in sicurezza, gli atleti e le atlete non sono stati con le mani in mano. Di riunione in riunione sono state create le basi per la nascita di una nuova associazione degli atleti, l’AIP, che nella testa dei suoi ideatori e fondatori deve essere un ponte con la vecchia Aipav e una nuova idea di associazione, volta a tutelare e promuovere gli interessi di una categoria che – pur essendo l’attrice protagonista – molte volte è stata solo figurante nella stanza dei bottoni.

Ne abbiamo parlato con Marco Falaschi, neo palleggiatore della Cucine Lube Civitanova e fra i soci fondatori del progetto AIP.

Venerdi c’è stata la presentazione ufficiale a Roma, quali sono i primi passi che affronterete?

Oggi abbiamo il primo Consiglio Direttivo, in cui definiremo le prime cariche e potremo così mettere in moto ufficialmente la nostra associazione. Siamo molto contenti perché questi sono stati mesi di confronto, di meeting e riunioni virtuali: adesso finalmente tutti i nostri sforzi vedono la luce. Venerdi è stato l’inizio di un viaggio che speriamo possa attrarre tanti atleti perché, è inutile negarlo, questa esperienza potrà funzionare solo se riusciremo ad interessare e a coinvolgere la maggior parte degli atleti e delle atlete di A1, A2 e nel caso del maschile A3“.

Già nel 2009, all’epoca della crisi economica, si era provato a costituire una associazione, ma ben presto è naufragata… cosa ne pensa?

Nonostante tutto l’Aipav è stata una esperienza positiva, a lei dobbiamo alcuni risultati come le prime tutele alle giocatrici in caso di maternità. Abbiamo parlato molto con chi l’aveva proposta e portata avanti cercando di prendere spunti e migliorarla. La differenza più sostanziale è che nel 2009 venne creata dai big della nazionale per tutelare gli interessi di tutti, ma trovò poco interesse nei giocatori che maggiormente avrebbero tratto beneficio da maggiori tutele; questa volta invece le basi partono da sotto, dai giocatori e giocatrici di A2 e A3 che hanno capito che solo con gli aiuti dei ‘fratelli’ più grandi possono sperare di raggiungere quelle garanzie che spesso ancora mancano. Ci tengo a sottolineare che la necessità di rinnovare una Associazione giocatori era già sorta in molti di noi prima delle problematiche legate al Covid, che ci hanno solo spinto a procedere con maggior determinazione“.

Marco Falaschi (Foto Emma Villas Aubay Siena)

Interessante, ci spieghi meglio questo “passaggio di consegne” dai Big ad una base più ampia….

Lo dico sinceramente: quando sono iniziate le prime sospensioni e le partite a porte chiuse, si è cominciato a capire che la situazione non era delle più rosee e a quel punto anche a livello economico abbiamo capito che qualcosa sarebbe successo. Siamo partiti da lì, da gruppi di capitani che si aggiornavano e consultavano in A2 e A3, e poi siamo riusciti a coinvolgere e interessare anche tanti ragazzi di Superlega. E mentre questa spinta diventava sempre più forte, un’onda che ha davvero toccato tanti atleti di tutte le società, parallelamente in Lega si discuteva della riduzione degli ingaggi, ma relegandoci come meri spettatori, senza possibilità di intervenire e dire la nostra“.

Com’è andata nel dettaglio?

I capitani di A1, A2 e A3 venivano costantemente informati da Travica e Sottile che erano i due ragazzi che andavano come uditori ai tavoli della Lega, però è chiaro che non c’è mai stato un botta e risposta, ma sola un dover accettare decisioni prese da altri. A rappresentarci c’erano i procuratori, e devo ammettere che hanno fatto il meglio possibile; anche le società hanno collaborato indubbiamente, ma a noi è rimasta la sensazione di essere relegati al ruolo di comprimari. E come sempre ci sono stati presidenti che si sono comportati da gran signori e altri che magari ci hanno marciato sopra. Quello che ci è spiaciuto di più è che non sia stata creata una franchigia, un tetto minimo per tutelare quegli atleti che guadagnano poche centinaia di euro al mese e che hanno visto, salvo rari casi, tagli come tutti gli altri“.

Il passaggio al professionismo è fra i vostri obiettivi?

Non nego che è stato buttato lì il discorso professionismo: sappiamo benissimo che ad oggi è inarrivabile, ma ci sono tanti traguardi intermedi da raggiungere per elevare a livello un pochino più professionale l’ambito pallavolo. Proveremo a capire se ci sono spazi in questa legge delega sulla riforma dello sport che dovrebbe essere varata a breve; speriamo, siamo nati anche per questo, per capire se può essere terreno fertile per l’Associazione per capire e farsi sentire“.

Quindi non sarete solo un’Associazione per gli atleti stipendiati, ma volete diventare una sorta di mamma per tutti gli atleti di pallavolo…

Più che una mamma, fra di noi abbiamo sempre parlato del’associazione come ‘Lo spogliatoio d’Italia’, perché è un movimento nato dai giocatori e sarà sempre rivolto ai giocatori. Non ci saranno procuratori, presidenti, direttori sportivi o figure che potrebbero influenzare il pensiero di un atleta. Ci definiamo lo spogliatoio perché l’idea sarebbe quella di poter parlare liberamente fra tutti i giocatori e come associazione“.

Giorgio De Togni firma l’atto costitutivo dell’Associazione (Foto AIP)

Tornando indietro al 2009, all’epoca ci si scontrò contro l’ignavia e il disinteresse di tanti giocatori, soprattutto di quelli delle serie minori che non erano forse pronti a farsi aiutare. Cosa pensate di fare per “reclutare” atleti?

Ce lo siamo chiesti anche noi, perché non dovremo andare a chiedere soldi per convincere gli atleti ad associarsi, ma dovremo ribaltare questo processo. Dovrà diventare una cosa quasi spontanea, non saremo noi che dovremo bussare a tutte le porte, ma tutti dovranno vedere quello che stiamo facendo, per convincerli con la bontà del nostro operato ad interessarsi a noi e ad affiliarsi perché credono in quello che stiamo facendo, nel lavoro che faremo e nella passione che metteremo. Non vogliamo che l’entusiasmo di questo periodo scemi… cercheremo di mantenere l’atleta sempre al centro del progetto“.

Come vedete i rapporti con Fipav e Leghe? Crede che finalmente i tempi siano maturi per poter essere ascoltati?

Noi dobbiamo avere prima un buon feedback da tutti i giocatori e le giocatrici, da statuto abbiamo la possibilità e la voglia di raggiungere numeri importanti di tesserati per poterci porre come interlocutori e farci ascoltare. L’idea è quella di partire in maniera assolutamente collaborativa nei loro confronti, affinché lo sport pallavolo diventi più tutelato possibile, questo non solo dalla parte dei giocatori ma anche per interesse delle istituzioni“.

In conclusione di questa piacevole chiacchierata, se potesse fare uno spot per invogliare i tuoi colleghi ad iscriversi, quale messaggio vorrebbe veicolare?

Non devo fare uno spot, molto semplicemente vorrei che tutti i giocatori e le giocatrici si riconoscessero nello ‘Spogliatoio d’Italia’. L’Associazione sarà importante se la maggior parte degli atleti ne farà parte. Ce lo siamo sempre detti, perché solo con i numeri possiamo andare avanti in questo progetto. Partiremo a breve con il sito, la domanda d’iscrizione non sarà cartacea ma sarà tutto online; anche qua abbiamo dato una svolta 2.0 sperando di rendere più semplice l’affiliazione. Cerchiamo di essere veramente vicini a tutti, ma abbiamo bisogno di loro per essere una voce sempre più autorevole“.

Insomma, mai come questa volta, l’unione fa la forza! E speriamo che finalmente sia giunto il momento di vedere atlete e atleti legittimati a parlare e confrontarsi per il bene del nostro amato sport.


Fonte: http://www.volleynews.it/feed/


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