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    MotoGp, Sahara: “L'obiettivo della Suzuki resta vincere”

    ROMA – “Il nostro obiettivo è sempre quello di vincere, ma conquistare il Mondiale rappresenta ovviamente uno step in più e quindi confermarsi a livello iridato, vincere i titoli piloti, team e squadre rappresenta la nostra grande sfida. Dobbiamo migliorare in qualifica, centrando più spesso la prima e la seconda fila, spingendo lo sviluppo in molte direzioni, non solo sulla crescita nel giro secco. Nel 2020 Mir è cresciuto molto e ha ottenuto risultati fantastici, ma non so dire se la Suzuki sia la moto migliore”. Ha le idee Shinichi Sahara, project leader della Suzuki, in vista del Mondiale 2021 di MotoGp in cui il marchio giapponese proverà a ripetersi dopo il titolo conquistato da Joan Mir. 

    L’addio di Davide Brivio 
    In una conference call, Sahara ha voluto esprimere il suo parere in merito all’addio di Davide Brivio: “Ci mancherà, ma la sua assenza non mi preoccupa – ha proseguito -. Il lavoro di team manager non è facile perché abbraccia molti aspetti, ma non riesco a identificarne uno preciso in cui la sua assenza si farà sentire più degli altri: lavoreremo tutti uniti per compensare la sua assenza. Non escludo di poter prendere una persona in futuro dall’esterno per il ruolo di team manager, ma potremmo anche promuoverne una dall’interno: non riesco a immaginare cosa succederà”. LEGGI TUTTO

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    Audi e-tron GT, 600 cv per la sportiva elettrica tedesca

    Nata dal pianale della Taycan
    Perciò il progetto non era ottimizzato completamente in chiave elettrica. Questa nuova e-tron GT, invece, è stata pensata fin dal primo istante soltanto in chiave elettrica. Audi ci ha messo quattro anni per costruirla ed è la cugina stretta della Porsche Taycan. Infatti è nata insieme a lei, è basata sulla stessa piattaforma PPE della Porsche e ne condivide parecchi elementi. Però design, meccanica, rifiniture e dettagli sono invece stati personalizzati in chiave Audi.
    Come si presenta
    La e-tron GT è un’imponente coupé a quattro porte che sfiora i 5 metri di lunghezza (499 cm), larga quasi due metri ed alta – anzi bassa – appena 141 centimetri. Con due motori elettrici e potenze che vanno da 476 a 598 cavalli a seconda delle versioni. Già perché oltre alla e-tron GT normale ne esiste anche una versione RS che, come abitudine Audi con le sue maxi-berline, amplifica certe sportività del modello. Qualunque sia la versione di e-tron GT,  il profilo dell’auto trasmette dinamismo: è bassa e larga, ben poggiata sulle ruote, il look scatena grinta e il design sinuoso e filante – un’evoluzione più aggressiva delle linee di una A5 o A7 – la rende molto efficiente dal punto di vista aerodinamico; genera un Cx di appena 0,24 che diventa determinante ai fini delle prestazioni e dei consumi.
    Originalissima dal punto di vista estetico la soluzione con cui i designer hanno risolto il problema del single frame, la gigantesca calandra che copre il radiatore anteriore, che è un emblema familiare Audi da almeno quindici anni. Essendo un’elettrica non c’è un radiatore acqua e nemmeno la necessitò di gestire un ampio flusso d’aria di raffreddamento. Perciò il sigle frame è scomparso, o meglio è stato realizzato in modo completamente diverso. Non c’è più la classica griglia forata color nero, ma una specie di maschera a rilievo nella stessa tinta della carrozzeria che ne riproduce la sagoma ma è piena per offre meno resistenza all’aria in velocità e migliorare l’efficienza aerodinamica.
    Con il suo aspetto da supercoupé la e-tron GT è una perfetta e simbolica “Granturismo”, termine italiano di cui anche gli stranieri fanno ampio uso, che identifica quel genere di vetture di grandi dimensioni, dalla forma sportiveggiante ma eleganti, adatti a lunghi viaggi a medie elevate. Meglio se su percorsi misto-veloci ricchi di ampi curvoni che esaltano il piacere di guida. L’Audi e-tron GT è una delle prime super-elettriche a identificarsi perfettamente come una granturismo veloce. Esattamente come la cugina Porsche Taycan.
    Super elettrica da prestazioni elevate
    L’Audi e-tron GT adotta due motori elettrici, uno sull’asse anteriore e uno sul posteriore di potenza diversa in grado di generare complessivamente un’elevatissima potenza. Il modello base eroga 476 cavalli e 630 Nm di coppia mentre la RS e-tron GT oltre un centinaio di cavalli in più: arriva a sfiorare il tetto dei 600 cavalli: 598 cv con ben 830 Nm di coppia. In realtà la potenza singola dei rispettivi motori è ben superiore (238 cv all’anteriore e 435 cv al posteriore) ma sia nell’uno che nell’altro modello la potenza massima del powertrain elettrico combinato non è pari alla somma algebrica pura dei due motori perché una parte della potenza viene usata per altri scopi (fra cui la rigenerazione delle batterie).
    Entrambi i modelli, poi, dispongono di una funzione “launch”, una specie di overboost per partenze brucianti che per pochi istanti (due secondi e mezzo) riesce ad accrescere di una cinquantina di cavalli la potenza erogata alle ruote. Che diventa in questo caso di 530 cavalli per la e-tron GT e addirittura di 646 cv per la RS. Con questi numeri la e-tron GT diventa la seconda auto elettrica di serie più potente dell’intero mercato automobilistico dopo la Porsche Taycan Turbo S.
    La cavalleria e la coppia strabordante permettono alla e-tron GT e alla versione RS di scattare rispettivamente in 4”1 oppure 3”3 secondi sullo zero-cento. Anche la velocità massima, croce e delizia di tutte le auto elettriche, è da record: la e-tron GT raggiunge i 245 km/h e la RS i 250 km/h grazie anche alla trasmissione a due velocità (un’esclusiva nel campo delle elettriche che sono tutte monomarcia) studiata apposta sulla GT per consentire un’elevata velocità di crociera. Tra le altre caratteristiche della e-tron GT, trazione integrale (perché ogni motore aziona un asse ruota), fari a matrice di led (laser in optional), sospensioni pneumatiche, cerchi da 19” fino a 21”, differenziale posteriore autobloccante, freni a  disco di grande dimensione fino a 420 mm (in opzione carboceramici), sistemi di assistenza alla guida di secondo livello e il classico sistema multimediale Audi MMI con virtuale cockpit da 12”3 e schermo da 10”1 centrale che è un punto di riferimento dell’infotainment in campo automobilistico.
    Batteria e autonomia: i dati della parte ‘green’
    Il pianale della e-tron GT ospita la grande batteria agli ioni di litio formata da 386 celle che ha una capacità netta di 86 kWh, e la e-tron GT, come la Taycan, ha un impianto elettrico a 800 volt che ne migliora la gestione di energia: il caricatore a corrente continua può assorbire fino a 270 kWh, molta più energia di quanto le attuali colonnine fast riescano a generare.  In corrente alternata invece la Audi e-tron GT si ricarica a 11 kWh ma presto si potrà avere l’opzione dell’inverter a 22 kWh per sveltire i tempi di ricarica presso le colonnine AC. Con questa batteria Audi sostiene che l’autonomia può raggiungere anche i 488 km secondo il ciclo WLTP, ma sappiamo quanto i metodi di omologazione siano poco vicini alla guida reale: però è ragionevole pensare che la e-tron GT, grazie all’efficienza generale dei due motori, alla sua aerodinamica profilata, al sistema a 800 volt e con una batteria di così elevata capacità, riesca a superare ampiamente i 400 km anche concedendosi una guida sportiva all’altezza delle prestazioni che sa sviluppare.
    Presentatore d’eccezione
    La presentazione dell’Audi e-Tron GT ha avuto un ospite d’onore, Nico Rosberg. L’ex pilota Mercedes e Campione del Mondo di F1 del 2016, è salito a  bordo della nuova elettrica dei Quattro Anelli e ha sfidato Lucas Di Grassi, al volante della Audi Formula E, in una drag race su uno strip sui 400 metri, finita in parità. Posato il casco, il tedesco è salito sul palco a declamare le doti di sportività della e-tron GT. Che stia per diventare testimonial Audi? LEGGI TUTTO

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    Jeep Wrangler, il concept elettrico svelato a marzo

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    Ducati Desmosedici GP21, ecco la scheda tecnica

    La GP21 nasce come evoluzione diretta della GP20. A causa delle modifiche al regolamento tecnico fatte per contenere i costi di sviluppo e venire in contro alle richieste dei team in piena pandemia, aerodinamica e motore sono stati congelati nelle specifiche di marzo 2020. I tecnici di Borgo Panigale hanno potuto lavorare solo sulle poche parti a sviluppo libero, per consegnare ai due piloti una moto ancora più competitiva di quella del 2020 perché, dopo il titolo Costruttori, Ducati vuole andare a caccia di quello piloti.
    Dall’Igna punta al titolo
    Quindi, la moto che vediamo ora sarà quella per il primo GP dell’anno, in attesa degli aggiornamenti programmati per il resto della stagione, quando il team di Dall’Igna potrà introdurre il resto delle novità in programma.
    Ricordiamo che, da regolamento, nel corso del 2021 i Costruttori potranno omologare un aggiornamento di carena per pilota, mentre nessuna evoluzione potrà essere fatta per il motore.
    Ducati GP21, la scheda tecnica
    Motore: 4 tempi, V4 a 90°, raffreddato a liquido, distribuzione desmodromica con doppio albero a camme in testa, 4 valvole per cilindro
    Cilindrata: 1.000 cc
    Potenza massima: Oltre 250 CV
    Velocità massima: Oltre 350km/h
    Trasmissione: Ducati Seamless Transmission. Trasmissione finale a catena
    Alimentazione: Iniezione elettronica indiretta, 4 corpi farfallati con iniettori sopra e sotto farfalla. Farfalle controllate da doppio sistema Ride By Wire
    Carburante: Shell Racing V-Power
    Lubrificante: Shell Advance Ultra 4
    Scarico: Akrapovi?
    Trasmissione: Catena D.I.D
    Telaio: Doppio trave in lega di alluminio
    Sospensioni: Forcella rovesciata Öhlins con foderi in carbonio ed ammortizzatore posteriore Öhlins, con regolazione di precarico e freno idraulico in compressione ed estensione
    Elettronica: Centralina Marelli programmata con Software Unico Dorna
    Cerchioni: Marchesini in lega di magnesio
    Freni: Brembo, doppio disco anteriore in carbonio da 340mm con pinze a quattro pistoncini. Disco posteriore singolo in acciaio con pinza a due pistoncini
    Peso a secco: 157kg
    Miller: “Faremo del nostro meglio LEGGI TUTTO

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    Ducati, i segreti della Desmosedici GP21

    La GP21 nasce come evoluzione diretta della GP20. A causa delle modifiche al regolamento tecnico fatte per contenere i costi di sviluppo e venire in contro alle richieste dei team in piena pandemia, aerodinamica e motore sono stati congelati nelle specifiche di marzo 2020. I tecnici di Borgo Panigale hanno potuto lavorare solo sulle poche parti a sviluppo libero, per consegnare ai due piloti una moto ancora più competitiva di quella del 2020 perché, dopo il titolo Costruttori, Ducati vuole andare a caccia di quello piloti.
    Dall’Igna punta al titolo
    Quindi, la moto che vediamo ora sarà quella per il primo GP dell’anno, in attesa degli aggiornamenti programmati per il resto della stagione, quando il team di Dall’Igna potrà introdurre il resto delle novità in programma.
    Ricordiamo che, da regolamento, nel corso del 2021 i Costruttori potranno omologare un aggiornamento di carena per pilota, mentre nessuna evoluzione potrà essere fatta per il motore.
    Ducati GP21, la scheda tecnica
    Motore: 4 tempi, V4 a 90°, raffreddato a liquido, distribuzione desmodromica con doppio albero a camme in testa, 4 valvole per cilindro
    Cilindrata: 1.000 cc
    Potenza massima: Oltre 250 CV
    Velocità massima: Oltre 350km/h
    Trasmissione: Ducati Seamless Transmission. Trasmissione finale a catena
    Alimentazione: Iniezione elettronica indiretta, 4 corpi farfallati con iniettori sopra e sotto farfalla. Farfalle controllate da doppio sistema Ride By Wire
    Carburante: Shell Racing V-Power
    Lubrificante: Shell Advance Ultra 4
    Scarico: Akrapovi?
    Trasmissione: Catena D.I.D
    Telaio: Doppio trave in lega di alluminio
    Sospensioni: Forcella rovesciata Öhlins con foderi in carbonio ed ammortizzatore posteriore Öhlins, con regolazione di precarico e freno idraulico in compressione ed estensione
    Elettronica: Centralina Marelli programmata con Software Unico Dorna
    Cerchioni: Marchesini in lega di magnesio
    Freni: Brembo, doppio disco anteriore in carbonio da 340mm con pinze a quattro pistoncini. Disco posteriore singolo in acciaio con pinza a due pistoncini
    Peso a secco: 157kg
    Miller: “Faremo del nostro meglio LEGGI TUTTO