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    Nuova 500 elettrica: sotto la carrozzeria un mondo di sorprese

    L’essere 500, in due modi che non potrebbero essere più diversi. Nuova 500 elettrica e 500 Hybrid guardano al mondo citycar da una prospettiva alta, di un modello-marchio che sviluppa due soluzioni, da un lato guardando ai grandi volumi, dall’altro alla frontiera dell’elettrico.
    Ecco, tanto basterebbe per chiuderla qui, due mondi diversissimi e impossibili da mettere a confronto. Oppure, vale scendere a fondo, leggere la tecnica di entrambe e capire dove si differenziano e non solo nel superficiale: una è elettrica, l’altra mild-hybrid.
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    Tralasciando i contenuti del design, l’evoluzione tecnologica dell’infotainment Uconnect di ultima generazione, gli Adas di Livello 2 su nuova 500 elettrica, il primo confronto scatta dalle dimensioni.

    Dimensioni di 500 elettrica e Hybrid
    Citycar si è per un motivo, una agilità assoluta da garantire in ambito urbano e ridotti ingombri. 500 elettrica spinge un po’ oltre tutti i valori, risultando in un incremento bilanciato: in lunghezza lo scarto è di 61 millimetri in più, 55 millimetri in larghezza e, in altezza, 39 mm, a fronte di un’abitabilità interna migliore in valori assoluti sull’elettrica in virtù del passo 22 millimetri maggiore.

    Dimensioni (in mt)

    Lungh.

    Alt.

    Largh.

    Passo

    Nuova 500

    3,63

    1,527

    1,683

    2,322

    500 Hybrid

    3,57

    1,488

    1,627

    2,300

    Nuova Fiat 500 3+1 elettrica, quella con la porta in più
    Nel bagagliaio ci sta esattamente lo stesso numero di buste della spesa o piccoli trolley: 185 litri di volume dichiarato.
    Peso leggero contro il peso dell’EV
    Quote dimensionali e, di conseguenza, masse in gioco che segnano una netta divergenza in ragione del pacco batterie da 42 kWh agli ioni di litio e celle prismatiche. Se la Fiat 500 Hybrid limita a 980 kg il peso complessivo, Nuova 500 elettrica berlina dichiara 1.365 kg. L’incremento della massa ascrivibile al pacco batterie è di 294 kg.

    Il fulcro del progetto è installato in un’architettura dedicata, diversa dalla piattaforma impiegata dalla 500 con motori termici. E dalle batterie, prodotte da Samsung, si ha una carica netta disponibile di 37,3 kWh, con voltaggio di 400v. Si tratta di un accumulatore agli ioni di litio, con 96 celle in serie e 2 celle in parallelo.
    Detto dell’autonomia di marcia dichiarata in 320 km nel ciclo WLTP, per un consumo di 14,9 kWh/100 km – dove 500 mild-hybrid ha un consumo di 3,9 lt/100 km per 88 g/km di Co2 emessa –, le operazioni di ricarica possono considerarsi relativamente brevi in un’ottica di impiego prettamente urbano.
    Ricarica, in pubblico è rapida 
    Le possibilità di ricarica sono molteplici e dalle postazioni pubbliche a corrente continua accede a una potenza di 85 kW, la più alta tra le citycar sul mercato. Bastano così 5 minuti per un “rifornimento” sufficiente a coprire 50 km; con una pausa un po’ più lunga, 35 minuti, si ricarica l’equivalente dell’80% (da una soglia di 0%, difficile da immaginare l’assenza di un minimo di programmazione per non arrivare a ricaricare già con zero energia residua).
    L’alternativa è in una ricarica da postazioni trifase AC a 11 kW, con cavo Mode 3 e quattro ore e 15 minuti per completare l’operazione (0-100%). Si tratta dello stesso cavo in dotazione per la ricarica domestica da Wallbox a 7,4 kW, dal quale servono circa 6 ore. Utilizzando una comune presa di casa, a 230 volt e 13A e una potenza di 2,3 kW, la batteria della 500 elettrica si ricarica in 15 ore e 15 minuti (0-100%).
    Prestazioni, la spinta dell’elettrico
    Per un raffronto impossibile, quello tra tempi di ricarica e di rifornimento, l’esame delle schede tecniche al capitolo prestazioni vede la 500 Hybrid da 70 cavalli sviluppare 92 Nm di coppia motrice, sufficienti per fare i 167 orari di velocità massima e accelerare in 13”8 da zero a cento orari.

    Grazie ai 118 cavalli e l’erogazione del motore elettrico (ben 220 Nm di coppia), Nuova 500 può contare su tutt’altre credenziali, specialmente in accelerazione, dove stacca 9” sullo 0-100 km/h e 3”1 nello scatto più urbano tra tutti: da 0 a 50 orari. Velocità massima autolimitata a 150 orari (80 km/h in modalità Sherpa).
    Agili uguali, diverse nei freni
    Muoversi in città è anche una questione di agilità di manovra, sulla quale le due filosofie 500 si equivalgono per raggio di sterzata: 9,7 metri contro 9,3 metri di 500 Hybrid, che fa inversione di marcia in 40 cm in meno di spazio.

    Le differenti masse in gioco dettano specifiche ad hoc anche sull’impianto frenante, un punto chiave sulle elettriche vista la presenza del motogeneratore a operare in rigenerazione e con un marcato effetto di rallentamento – specialmente in modalità Range –.
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    Nonostante ciò, l’impianto idraulico risulta con dischi e tamburi di dimensioni maggiori sull’elettrica: dischi da 281 mm di diametro per 26 di spessore contro dischi da 257 mm per 22 mm (i tamburi posteriori sono da 180 mm su 500 Hybrid e 203 mm sull’elettrica). LEGGI TUTTO

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    McLaren, ibrida plug-in con autonomia green per la città

    L’ibrido plug-in ad alte prestazioni McLaren è pronto per essere presentato a inizio 2021, per sbarcare sul mercato nel corso della primavera. Un progetto capace di archiviare un intero capitolo McLaren Sports Series e di aprirne uno nuovo.
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    Rumours che arrivano dal Regno Unito, dopo le anticipazioni ufficiali dei primi muletti a tratteggiare le soluzioni di design. Uno dei punti dibattuti, relativamente agli aspetti tecnici, riguarda l’autonomia di marcia in modalità elettrica che la McLaren ibrida plug-in offrirà. Con un equilibrio sottile sul fronte delle masse in gioco da tenere ben in mente, la batteria installabile sarà necessariamente dalla potenza limitata.
    Autonomia: in EV sono 30 km
    Secondo quanto riporta Autocar, dovrebbe garantire circa 30 km di autonomia e, riprendendo gli obiettivi delineati dall’a.d. McLaren Automotive, Mike Flewitt, in passato, l’aggravio di peso del sistema ibrido plug-in non dovrebbe superare i 40 kg rispetto a una soluzione di sportiva esclusivamente termica.
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    Delta di peso ovviamente non del tutto ascrivibile al powertrain, poiché il nuovo telaio monoscocca in carbonio apporterà un miglioramento delle masse in gioco rispetto al MonoCell II. Poi ci sarà la componente termica, il motore V6 biturbo in sostituzione del V8 da 4 litri, un’unità più compatta – sempre sviluppata dalla Ricardo – e destinata a una cilindrata che dovrebbe attestarsi sui 3 litri. LEGGI TUTTO

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    Tesla Model 3, cambio di look e non solo per il 2021

    Tesla Model 3 modifica stile e dotazioni nella sua configurazione da model year 2021. Aspettando l’attivazione delle funzioni avanzate dell’Autopilot, dalla guida assistita in città al riconoscimento dei segnali di stop e dei semafori, fino a una funzione Summon avanzata – l’auto è in grado di raggiungere il guidatore dallo stallo di parcheggio – si registrano variazioni di secondo ordine.
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    E interessano soprattutto lo stile, all’esterno con la novità degli inserti neri in sostituzione delle cromature: intorno ai finestrini, sulle maniglie, negli inserti dietro le ruote anteriori. Accorgimenti che proseguono con design aggiornati per i cerchi da 18 e 19 pollici, doveTesla Model 3 Performance avrà inediti cerchi da 20” Uberturbine bruniti. Il top di gamma della berlina media parte da 64.590 euro e dichiara i 261 orari di velocità massima e 3”3 in accelerazione sullo zero-cento.

    Ricarica wireless per due nell’abitacolo
    Marginali variazioni anche sull’omologazione dell’autonomia di marcia, anche per una gommatura differente: si spazia dai 430 km della Model 3 Standard Range Plus (49.500 euro) ai 580 km della Performance, passando per i 567 km di Model 3 Long Range. Tutte, oltre all’Autopilot nella proposta base, di serie, hanno il tetto in vetro e (novità) il portellone del bagagliaio ad apertura elettrica.
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    All’interno sono altri dettagli sul tunnel a segnare la differenza, con i vani portaoggetti modificati nelle chiusure, proseguendo con il vano di ricarica wireless ora per due smartphone e le alette parasole a blocco magnetico.
    Tesla Full Self Driving, ecco l’Autopilot ottimizzato per incroci, semafori e stop LEGGI TUTTO

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    Fiat 126 Vision, ecco come sarebbe la citycar oggi

    Ne è passato di tempo dal 1972, anno in cui Fiat lanciava la sua 126. Nel tempo, la citycar si è fatta apprezzare, così tanto da diventare una delle piccole del marchio più iconiche. A lei si è voluto ispirare lo studio di design Ma-De per realizzare un rendering che ne attualizza le forme. Le linee della popolare utilitaria italiana sono state riprese per realizzare un nuovo concetto di citycar, compatta, moderna e naturalmente a zero emissioni.
    Nuova Fiat 500 elettrica, che successo al “Red Dot Award 2020”
    Linee fluide e pulite
    La Fiat 126, con i suoi 4,6 milioni di esemplari prodotti, è entrata a far parte della cultura italiana dell’automobile. E sebbene non abbia avuto un’erede spirituale come avvenuto con la 500, sono tanti coloro che non si sono dimenticati di questa utilitaria. Tra loro anche i membri di Ma-De, studio di design fondato da Andrea della Vecchia e Woody Chui, e vincitore di numerosi premi.

    I giovani designer hanno ripreso lo stile inconfondibile della 126 originale e lo hanno traslato nel presente, ammorbidendone le linee e applicandole a un corpo vettura moderno. Inserendo dettagli come le luci a Led e il nuovo logo che Fiat sta introducendo sui suoi nuovi modelli. Il risultato è una citycar compatta e moderna, dalle linee fluide e pulite, che ricorda sotto alcuni aspetti la concept Centoventi.
    La 126 Vision, questo il nome del progetto, è un esercizio di stile realizzato in autonomia dallo Studio Ma-De. Ma sognare di rivedere un giorno, sulle strade, una nuova generazione della piccola Fiat, non costa nulla.
    Lancia Stratos come una hypercar moderna: ecco come potrebbe essere LEGGI TUTTO

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    Nuova Audi e-tron GT, l'elettrica si mostra

    La gamma e-tron di Audi si appresta ad aggiungere un nuovo tassello, ad una famiglia di vetture che muta in modo radicale l’ideale di prestazione. È l’elettrico l’unico protagonista, ma non sono solo i Suv a beneficiarne. Infatti il brand dei Quattro Anelli ha in rampa di lancio la nuova e-tron GT, coupé a quattro porte realizzata sulla medesima piattaforma di Porsche Taycan, con cui condivide parte della componentistica e della meccanica.
    Diverse invece sono le strade quando si tratta di produzione. Audi ha infatti allestito un reparto dedicato presso la fabbrica di Neckarlsum, polo di eccellenza all’interno del Gruppo, specializzato nella lavorazione di materiali come l’alluminio. Elemento che fa parte del complesso Audi e-tron GT, accoppiato però con l’acciaio alto resistenziale. Una soluzione, quella di accoppiare elementi differenti, che fa riferimento al modello dual-frame (una pratica di uso comune soprattutto nel segmento premium e sportivo).

    Insieme alla R8
    La particolarità del modus operandi della catena di costruzione della nuova e-tron GT, è che sia condivisa con quella di una altra vettura Audi ad alte prestazioni: la R8. Due automobili agli antipodi sotto il profilo meccanico, che possono invece convivere quando si tratta di processo produttivo. I modelli sono infatti movimentati dagli stessi carrelli e da un’unica monorotaia elettrica sospesa. La cosa particolare è che per progettare tutti i processi di assemblaggio della nuova e-tron GT sia stata impiegata esclusivamente la realtà virtuale. Lungo la linea ci sono 34 robot dediti al montaggio della vettura. L’auto si completa in 36 cicli di lavoro, ciascuno dei quali comporta un tempo di 15 minuti. In alcune fasi l’uomo affianca i robot. Come ad esempio nel comparto dove vengono applicati parabrezza e lunotto della e-tron GT.
    Questione di sound
    Al di là di come viene costruita, una parte della progettazione che ha meritato uno studio approfondito è certamente quella del rumore. Va da sé che una vettura elettrica sia particolarmente silenziosa. Per questo il sound artificiale che viene costruito in modo puntuale si pone l’obbiettivo di valorizzare in qualche modo la vettura, enfatizzando anche l’aspetto sportivo.
    Il Sound Designer di Audi, Rudolf Halbmeir è, tra le altre cose, un musicista. Dopo aver analizzato il suono di diversi strumenti musicali, ha scelto una strada decisamente più alternativa, più vincolata al rumore che alla musica “tradizionale”. Lui stesso ha infatti dichiarato: “Ho visto un tubo di plastica per terra. Era lungo tre metri e con un diametro di 80 millimetri. Ho posizionato un ventilatore a un’estremità e da quella opposta ho ascoltato il suono che ne derivava. Era un suono speciale, profondo e intenso. Ho capito immediatamente che avevo trovato la base sonora che cercavo”.
    Per quanto la storia possa apparire stravagante, prima di giungere alla definizione definitiva del suono da associare alla e-tron, c’è stato un profondo lavoro di ingegnerizzazione. Di fatto sulla sportiva Audi il “rumore” non si limita ad una sola frequenza e a un solo grado di intensità. Ma muta in funzione del fatto se si stia accelerando oppure no, ma anche se si viaggia a velocità costante. Condizioni che da un certo punto di vista riprendono il modo di “suonare” di un motore termico.

    L’esperienza acustica può essere “amplificata” optando per il pacchetto audio opzionale. La conformazione di tale sistema prevede due centraline con amplificatore posizionate nel bagagliaio a gestire il sound digitale dentro e fuori l’abitacolo. Oltre all’altoparlante esterno anteriore, Audi e-tron GT viene dotata di uno speaker nella zona posteriore e di due altoparlanti interni.
    Di serie invece, come prescritto dalla normativa vigente, l’avvisatore acustico (AVAS o Acustic Vehicle Alert System) che segnala i movimenti della vettura a bassa andatura. Il suono emesso dall’AVAS viene prodotto da un altoparlante collocato nella zona anteriore dell’auto.
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    Hamilton,il futuro nell'elettrico

    Lewis Hamilton si fa promotore della mobilità a zero emissioni e lo dimostra pubblicamente attraverso il suo attivissimo profilo Instagram da oltre 20 milioni di follower. In una delle ultime foto postate dal campione, si può leggere una luga didascalia: “Recentemente ho apportato molti cambiamenti nella mia vita per ridurre il mio impatto sull’ambiente. Il primo passo in questo viaggio è stato capire il mio impatto personale sul pianeta in modo da poter apportare modifiche per migliorarlo”. Nella foto, infatti, il pilota è immortalato il prototipo Mercedes Vision EQS, prototipo che anticipa come saranno le Mercedes a batterie del prossimo futuro.

    “Fuori dalla pista guido auto elettriche”
    Sempre su Instagram, Lewis Hamilton scrive: “Fuori dalla pista cerco di utilizzare le auto elettriche ove è possibile”. E aggiunge: “Voglio anche usare il mio ruolo di pilota da corsa per cercare d’imporre un cambiamento positivo e permanente, motivo per cui lavoro a stretto contatto con la Mercedes affinché orientino gradualmente la loro flotta di auto verso l’elettrico”. E poi arriva la presentazione della Mercedes Vision EQS: “Questa è la mia nuova auto da sogno, si tratta della Mercedes Vision EQS completamente elettrica. Non vedo l’ora che sia disponibile! Nella vita di tutti i giorni non è facile essere sempre d’esempio, ma cerco di migliorare tenendomi informato per fare la mia parte. Piccoli passi portano a grandi cambiamenti…”. LEGGI TUTTO

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    Polestar, la sportiva elettrica a quattro porte sul mercato dal 2023

    Polestar, Marchio green ed esclusivo di Volvo, porterà sul mercato una berlina elettrica entro tre anni. Il prototipo Precept, presentato a febbraio, ha riscontrato favori generali e convinto la dirigenza a realizzare una sportiva a quattro porte.
    Sarà assemblata in Cina, sfruttando ovviamente la tecnologia di Volvo e di Lynk & Co. Ma soprattutto nascerà sulla nuova piattaforma del Gruppo Geely, la Spa2 (Scalable Product Architecture) e i relativi powertrain.
    Polestar Precept, informazioni e caratteristiche
    Lo stile, originale, sarà una delle caratteristiche della vettura. Estremamente tecnologica, ma votata alla sostenibilità.

    Dovrebbe conservare parti dell’abitacolo realizzate con materiali riciclati da lino, plastica, sughero, reti da pesca (questo però già lo fanno le piccola ibride di FCA), mentre le motorizzazioni non sono state ancora prospettate.
    Una calandra molto speciale
    Al vertice, qui il retaggio di Volvo è decisivo, i sistemi di sicurezza e di assistenza alla guida, concentrati in gran parte nella inedita calandra, che, oltre a definire il design, accoglie sensori: un lidar però è presente sul tetto.
    Curata nella aerodinamica, all’interno presenterà una plancia interamente digitale, con i due grandi display di strumentazione (12,5 pollici) e multimedia (15 pollici) affiancati da altri tre monitor al posto dei retrovisori, interno ed esterni.
    La collaborazione tra Polestar e Koenigsegg LEGGI TUTTO

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    La vittoria delle e-bike a pedalata assistita: non sono ciclomotori

    Dopo anni di battaglie, insieme alle aziende produttrici, ai negozianti e ad alcuni proprietari di bici a pedalata assistita, l’ANCMA si fa portavoce di una grande vittoria: “Le e-bike con walk assist non sono equiparabili ai ciclomotori”. A deciderlo una sentenza della quinta sezione civile del Tribunale di Palermo. Un fenomeno, quello delle e-bike, in continua espansione, e che ora vede marchi come KTM impegnati anche nella realizzazione di modelli per bambini.
    La controversia che ha dato origine alla sentenza è scaturita dopo una serie di multe e sequestri ritenuti sul territorio nazionale e in particolare nella città di Palermo, nei confronti dei possessori delle e-bike a pedalata assistita, che venivano multati per guida senza casco o per mancanza di assicurazione.  
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    L’equivoco si chiama walk assist
    A causare l’equivoco è il walk assist, un dispositivo che consente di avviare il motorino elettrico senza usare i pedali con l’obbiettivo di muovere la bici fino a una velocità massima di 6 km/h. In pratica una leggera assistenza alla spinta per spostare a mano il veicolo in condizioni di difficoltà come, ad esempio, ripartenze in salita, presenza di fondi viscidi o movimentazione delle bici a pieno carico.
    La presenza di questo dispositivo su molte e-bike ha indotto la Polizia Locale ad accomunare questi mezzi ai ciclomotori.
    “Questa episodica ed errata interpretazione”, si legge in una nota diffusa stamane dall’associazione ANCMA, “ha prodotto multe per svariate centinaia di euro e sequestri (per guida senza casco e mancanza di assicurazione), colpendo soprattutto gli ignari utenti della strada e indirettamente anche le imprese costruttrici che hanno messo sul mercato le loro bici rispettando le norme europee e nazionali vigenti”.
    Finalmente giustizia
    “Sono quasi tre anni che seguiamo questa vicenda a fianco delle consociate, con interlocuzioni serrate a tutti i livelli istituzionali”, prosegue il comunicato. “Oggi possiamo dire finalmente di avere ottenuto giustizia in un ambito della mobilità su due ruote in forte espansione che, con immutata fiducia nell’operato delle Forze dell’Ordine, richiede comunque attenzione per i fenomeni di illegalità legati alla manomissione dei motori elettrici per aumentare potenza e velocità”.
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