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    Subiaco, tra monasteri e un'immersione nella natura

    Da Roma, magari per sfuggire al caos metropolitano, è consigliabile partire diretti verso la provincia della Capitale, precisamente a Subiaco, per ritrovarsi così nella strada per Jenne – la cosiddetta “via dei Monasteri” -, che conduce a due splendidi complessi benedettini, uno dei quali, il Sacro Speco, si erge in posizione suggestiva sulla sottostante valle dell’Aniene. Secondo la tradizione, all’interno della valle Sublacense, San Benedetto fondò 12 cenobi, e lui stesso si spostò a vivere in meditazione nei pressi di un’antica villa romana appartenuta a Nerone. È in quest’area che sono sorti quelli, che oggi, conosciamo come Monastero di Santa Scolastica (il primo cenobio benedettino al mondo) e Sacro Speco di San Benedetto.

    Fondato nel 520 d.C., il monastero di Santa Scolastica, posto a 510 metri d’altezza, è il primo che si incontra lungo la strada, arrivando da Subiaco. La sua struttura si compone di edifici risalenti ad epoche diverse. La chiesa che si può ammirare oggi è del 1700, ed è l’ultima di cinque strutture stratificatesi nel tempo l’una sull’altra. Dall’ingresso del monastero, su cui campeggia l’immancabile “Ora et Labora”, si accede al primo dei tre chiostri, quello Rinascimentale del XVI secolo. Da qui è possibile passare al secondo, quello gotico, del XIV secolo; e infine, a seguire, al terzo, detto “Chiostro Cosmatesco”, il più antico di tutti, che risale al XIII secolo. Molto interessante è la biblioteca, con una collezione di incunaboli e libri di grande valore, la cui ricchezza è dovuta anche all’ingegno di due frati tedeschi, Pannartz e Sweynheym, che nel 1465 realizzarono nel monastero quella che a tutti gli effetti è stata la prima tipografia italiana.

    Terminata la visita di Santa Scolastica, si prosegue lungo una strada tortuosa, fino alla deviazione per il Sacro Speco attraverso un percorso che si arrampica in salita. Il primo colpo d’occhio sul monastero, definito da Pio II “nido di rondini”, e considerato uno dei più belli d’Italia, lascia letteralmente senza fiato. Arroccato alla nuda roccia, in posizione dominante sulla valle, sorge nel luogo dove, all’interno di una grotta, San Benedetto si ritirò in solitudine e in preghiera per tre lunghi anni. Difficile descrivere la magia che pervade questo luogo sin dalla salita che si intraprende verso il monastero, all’ombra di lecci secolari, dopo aver passato il primo portale. La leggenda vuole che gli alberi abbiano assunto l’attuale forma inclinata, al passaggio del santo, alla ricerca di un luogo isolato in cui vivere da eremita. La struttura originaria risale al secolo XI, ma in quelli successivi diverse furono le modifiche e aggiunte, fino a raggiungere lo stato attuale: un articolato susseguirsi di sale, volte, grotte e ambienti di servizio, su più livelli, collegati da scale e cunicoli scavati nella roccia. Il complesso principale comprende due chiese sovrapposte, la Chiesa Superiore e la Chiesa Inferiore, e un affascinante sistema di grotte e di cappelle interamente (e magnificamente) affrescate.Dalla Chiesa Superiore si accede poi al cosiddetto “Cortile dei Corvi”. La sua storia è legata alla vicenda narrata da San Gregorio Magno, del corvo che portò via un boccone di pane avvelenato, offerto da prete Fiorenzo a San Benedetto, nel tentativo di ucciderlo. E fino a non molto tempo fa, in ricordo di questo episodio, nel cortile sono stati amorevolmente allevati corvi in gesto di gratitudine. LEGGI TUTTO

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    Alatri, cultura e misteri nella Città dei Ciclopi

    Le mete turistiche più visitate sono lontane, mentre essa si “nasconde” nel cuore profondo della Ciociaria: si tratta di Alatri, conosciuta anche come la “Città dei Ciclopi”. Uno di quei luoghi capaci di rapire il visitatore, catapultandolo in un vorticoso viaggio nel tempo. Un volo attraverso i secoli che, a partire dall’Acropoli della Civita, giunge fino ai giorni nostri con mirabili testimonianze.

    La prima fotografia della città, quella destinata ad imprimersi per sempre nella memoria, è rappresentata dalle imponenti mura megalitiche. Secondo un’antica leggenda di epoca romana, a fondare Alatri, fu il misterioso popolo pre-ellenico dei Pelasgi, considerati discendenza diretta del dio Saturno. Di fatto, ancora oggi, rimangono numerosi dubbi sull’esatta datazione delle mura – realizzate attraverso il perfetto incastro di massi dalle dimensioni smisurate – con una forbice ampissima, che va dal X al III secolo a.C. Due le porte di accesso alla Civita: l’imponente Porta Maggiore, o dell’Areopago, sormontata da un unico blocco calcareo dal peso stimato di oltre 25 tonnellate; e sul versante opposto, la più piccola Porta Minore. Sul suo architrave, un bassorilievo mostra tre figure falliche, accompagnate ad una misteriosa iscrizione, elemento ricorrente nella simbologia pagana dei Pelasgi.

    Tra riverberi della storia e misteriosi simboli templari, che nei secoli hanno alimentato miti e leggende, Alatri ha però tantissimo altro da raccontare. Lo si capisce attraversando il caratteristico centro storico: il Palazzo Conti Gentili, fontana Pia, il palazzo Gottifredo (che ospita il museo Civico), l’affascinante Santa Maria Maggiore, sorta su un antico tempio dedicato a Venere; la cattedrale di San Paolo, anch’essa edificata sui ruderi di un tempio pagano, la chiesa medievale di San Silvestro con i suoi tesori. E poi ancora, un altro incredibile mistero: quello del “Cristo nel labirinto” nel chiostro del convento di San Francesco, adiacente l’omonima chiesa del XIII secolo. Rinvenuto casualmente in un angusto cunicolo, in seguito ad alcuni lavori di restauro nel 1996, il dipinto raffigura un Cristo Pantocratore all’interno di un labirinto formato da undici spire (il cui percorso è del tutto simile a quello presente sul pavimento della cattedrale di Chartres, in Francia). Il significato e l’origine del dipinto, unico nel suo genere, in parte sono ancora un enigma. E a questo punto, dovrebbe essere chiaro: Alatri è la destinazione perfetta per novelli Indiana Jones. LEGGI TUTTO

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    In bici tra i palazzi reali di Torino

    “Corona di delizie in bicicletta” è il suggestivo nome scelto per designare l’imperdibile itinerario che collega il complesso sistema di palazzi, ville e castelli voluto dalla dinastia sabauda attorno a Torino, patrimonio Unesco dal 1997, con un percorso fatto di ciclopiste, ciclostrade, greenways e strade rurali. Un anello di oltre 90 km, caratterizzato da alta sicurezza e basso livello di decibel, di cui possono godere pedalatori medi e famiglie amanti delle due ruote. Tralasciando il più urbanizzato tratto nordorientale, l’itinerario, ridotto a una sessantina di chilometri può essere diviso in due parti, dedicando una giornata alla Reggia di Venaria Reale, al Castello della Mandria e a quello di Rivoli, e l’altra a Stupinigi, Mocalieri, Castello del Valentino e Villa della Regina.

    Gli 8 chilometri che separano il centro di Torino alla Venaria sono molto piacevoli e quasi tutti su pista ciclabile. Partendo dalla stazione di Porta Susa il percorso attraversa piazza Statuto, con la fontana del Traforo del Frejus e il parco Pellerina, sulle rive della Dora, per poi passare accanto allo Juventus Stadium. Il complesso di Venaria Reale, con il magnifico Salone di Diana progettato a metà del Seicento da Amedeo di Castellamonte, gli spazi solenni della Galleria Grande e della Cappella di Sant’Uberto e gli immensi volumi delle Scuderie, opere settecentesche di Filippo Juvarra, è considerato uno dei capolavori assoluti del barocco. Spettacolari anche i suoi Giardini, circondati dai boschi del Parco della Mandria, e inaugurati nel 2007 a seguito di un’imponente opera di ripristino. Comprendono il Parco Alto, dal caratteristico schema geometrico a “maglie quadrate” basato su disegni e rilievi del Settecento, con il Gran Parterre, le grandi Allee, i boschetti e il Giardino delle Rose. Il Parco Basso include invece il grande bacino d’acqua della Peschiera, il Giardino delle Sculture fluide di Giuseppe Penone, le grotte seicentesche, i resti della Fontana dell’Ercole e del Tempio di Diana, gli orti e i frutteti del Potager Royal più grande d’Italia.
    Mentre una variante si addentra nel grande Parco regionale della Mandria, il percorso prosegue nel pre-parco fino centro storico di Druento e di qui a Pianezza. Pedalando lungo la ciclabile lungo la Dora Riparia, in un tratto molto suggestivo, si arriva quindi a Collegno, famosa per l’imponente complesso della Certosa Reale, poi trasformata in Regio Manicomio e, superato Grugliasco, si dirige verso Rivoli. In posizione dominante sul centro storico, l’imponente Castello è uno dei simboli della dinastia sabauda. Il complesso si compone di due strutture: il Castello vero e proprio, oggi nel suo aspetto settecentesco, e la Manica Lunga, realizzata nel ‘600 come Pinacoteca del Duca Carlo Emanuele I. Entrambi gli edifici sono stati recuperati e sono oggi sede di un prestigioso Museo di Arte Contemporanea. Da qui, la via più veloce per rientrare in città è corso Francia, approfittando dei controviali a priorità ciclabile, con il limite dei 20 all’ora per le auto, appena realizzati tra il confine comunale e piazza Bernini, dove ricomincia la ciclabile. LEGGI TUTTO

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    Valle d’Aosta – Adrenalina ad alta quota: gli sport estivi

    Alpinismo

    Superare i propri limiti guardando in faccia le grandi montagne, aggrappandosi alle rocce, scoprendo gli itinerari che portano ad ammirare vette e panorami dalla bellezza indescrivibile. Probabilmente è questo che muove gli appassionati di alpinismo alla scoperta dei percorsi più impervi ed emozionanti della Valle d’Aosta. Va ricordato che tutti i percorsi alpinistici richiedono esperienza di alta montagna e che è consigliata la presenza di una guida alpina.

    Trekking: oltre 5.000 Km di percorsi escursionistici
    Oltre 2.000 sentieri ben tracciati conducono a laghi alpini, valichi montani, bivacchi e rifugi. La Valle d’Aosta si apprezza camminando nel silenzio di paesaggi maestosi, dove l’energia della natura rigenera tutti i sensi.
    Ne sono un esempio i percorsi delle due Alte Vie, trekking di più giorni per ammirare l’intreccio perfetto tra l’architettura naturale delle Alpi, il risveglio della flora e della fauna (camosci, stambecchi e aquile in volo) e la vita negli alpeggi. L’Alta Via n.1 si sviluppa ai piedi dei massicci del Monte Rosa, del Cervino e del Monte Bianco mentre, l’Alta Via n.2 si snoda nei territori del Parco Nazionale del Gran Paradiso e del Parco Regionale del Mont Avic.
     
    Il Cammino Balteo è invece un itinerario ad anello di quasi 350 Km, percorribile in entrambi i sensi, che porta l’escursionista in un viaggio nella cultura e nella storia attraverso un territorio costellato di antichi borghi e imponenti castelli, immerso in un variegato paesaggio che alterna boschi e pascoli ad orti e vigneti. Il tracciato si sviluppa principalmente nel fondovalle e sui versanti di media quota con un’altitudine compresa tra i 500 e i 1900 metri s.l.m., praticabile quindi per buona parte dell’anno.
    Il Cammino si articola in 23 tappe di circa 4-6 ore ciascuna che possono anche essere percorse in più riprese o, eventualmente, interrotte usando il trasporto pubblico. Ogni tappa è un invito alla scoperta, muovendosi a piedi lungo sentieri ma anche su strade sterrate e tratti asfaltati, attraverso villaggi e siti di interesse culturale e naturalistico. Una proposta per tutti, adatta agli sportivi ma anche a chi vuole camminare senza fretta, lasciandosi tentare dalle molteplici opportunità che invitano alla sosta. Rilassarsi nella natura, gustare i prodotti locali, visitare siti archeologici, chiese e musei: il Cammino Balteo è un diario di viaggio da scrivere passo dopo passo.

    Per rievocare, invece, sensazioni e immagini che i pellegrini vivevano nel loro viaggio verso Roma, basta percorre a piedi le tappe della Via Francigena: si cammina tra borghi antichi e splendidi castelli, suggestive chiese e importanti vestigia dell’epoca romana, sempre circondati dal profilo delle Alpi. Lungo il percorso si incontrano anche numerose zone di coltura di vigneti pregiati (a Nus, Chambave, Arnad e Donnas) e località celebri per i prodotti DOP come il prosciutto di Bosses e il lardo di Arnad. Il cammino si articola in cinque tappe e ha inizio al Colle del Gran San Bernardo, a 2.450 metri di altitudine, in territorio svizzero; scende lungo la vallata omonima verso Aosta (580 m), capoluogo della regione e cittadina ricca di storia e di testimonianze del passato, e procede poi lungo la valle centrale fino a Pont-Saint-Martin, dove esce dalla Valle d’Aosta e prosegue in Piemonte.

    Un altro tour interessante, di circa 13 ore complessive di cammino, è quello del Mont Fallère che, partendo da Saint-Oyen o da Étroubles, nella valle del Gran San Bernardo, sale verso il rifugio Mont Fallère e, costeggiando in quota il versante sud della montagna, scende fino al rifugio Chaligne, dove è possibile pernottare. Da qui, con andamento dapprima pianeggiante, poi in discesa, l’itinerario riconduce al borgo di Étroubles e quindi a Saint-Oyen. Il tracciato è percorribile altrettanto agevolmente in senso inverso.

    E per ammirare da vicino il Monte Bianco e il Monte Cervino? Nel primo caso il trekking proposto si articola in 7 giorni, attraverso tre paesi e sette valli: il Tour du Mont-Blanc è un magnifico percorso    che si snoda tra Italia, Francia, Svizzera  con tappe di varia durata. Se si preferisce il Cervino, invece, si può scegliere Il Giro del Cervino, itinerario che permette di camminare, in modo graduale a diverse altitudini, ammirando tutti gli spettacolari versanti del Cervino, attraverso 6 valli e 3 diverse culture (l’alto Vallese di lingua tedesca, il Vallese centrale francofono e la Valle d’Aosta, italiana).

    Oltre ai trekking di più giorni, sono molte non solo le proposte di camminate da effettuare in giornata, in autonomia, ma anche le gite guidate, organizzate dalle guide naturalistiche/escursionistiche, che offrono la possibilità di apprezzare appieno il paesaggio e le bellezze naturali, nonché gli aspetti etnografici e topografici dei luoghi in cui si svolgono le escursioni.

    Per gli escursionisti più tecnologici, il geonavigatore dei sentieri della Valle d’Aosta consente di vedere la rete dei sentieri di tutta la regione su foto satellitare o carta tecnica, di cercare gli itinerari per località e di creare un percorso personalizzato selezionando le singole tratte di sentiero ed esportandone poi i tracciati (da usare con i comuni apparecchi GPS – tracciato .gpx – o da visualizzare con Google Earth – tracciato .kml).

    Mountain Bike: percorsi escursionistici nella natura o tracciati adrenalinici in discesa

    Servono pochi e semplici elementi per trasformare il soggiorno in Valle d’Aosta in un viaggio da ripetere e ricordare: una bicicletta, una passione sfrenata per lo sport e tanta voglia di pedalare. Più di 1.000 chilometri tra itinerari sterrati e sentieri asfaltati aspettano solo di divertire e di mettere alla prova le capacità dei ciclisti più appassionati.
    La Valle di Cogne, un angolo di natura incontaminata nel cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso, rappresenta la meta perfetta per escursioni a due ruote a vari livelli. Da non perdere è l’itinerario panoramico n° 2, Gimillan e Epinel (Variante Costa del Pino), un percorso di 15 km (23km con variante) e con un dislivello di 350 m (500 con variante). L’itinerario, salendo lungo la vecchia strada comunale che porta al Museo della miniera e al Villaggio dei minatori, conduce alle frazioni di Montroz e Gimillan,  (variante: da Montroz, salendo lungo la strada poderale, si può raggiungere il sito minerario di Costa del Pino, dove si trova l’ingresso per le visite guidate alla miniera del ferro di Cogne), per poi scendere percorrendo i sentieri 23, 2D e 23A, costeggiando la Casaforte  di Tarambel, in patois valdostano Tor de Mougne, un leggendario rudere medievale sino a Epinel. Da qui si risale fino alla frazione Crétaz e poi alla località Buthier dove, attraversato il prato di Sant’Orso, si ritorna al punto di partenza.

    Tra i migliori itinerari per MTB, ci sono anche i percorsi Monterosa bike, ai piedi del Monterosa, in particolare il n°4, la Discesa Ostafa. Si tratta di un itinerario della durata di circa due ore e di media difficoltà, che diventa più facile nel momento in cui si utilizzano gli impianti. Si parte dal paese di Champoluc con la telecabina Champoluc-Crest e, una volta arrivati al Crest, con una pedalata di 50 metri si raggiunge la partenza della telecabina Crest-Alpe Ostafa III. Giunti a questa seconda telecabina, si percorre in discesa la strada interpoderale che dalla località di Ostafa porta direttamente al Crest.

    Diverso il percorso che parte dalla località di Porliod: 34 km lungo le piste di fondo invernali, un tracciato che esplora il vallone incontaminato di Saint-Barthélemy, nel comune di Nus. Un itinerario, senza particolari difficoltà, che si snoda su strade sterrate toccando vari alpeggi e con vista panoramica, sul versante opposto della valle, sul Monte Emilius e sulla conca di Pila fino al ghiacciaio del Rutor.

    Per i freerider più esperti, dotati di grande tenacia e sfrenata passione, il downhill e l’enduro sono gli sport perfetti per vivere emozioni indimenticabili. Tantissimi gli itinerari da scoprire, tra i quali quello che da Pila conduce direttamente ad Aosta attraverso discese adrenaliniche e panoramiche. Si può scegliere anche La Thuile che con la sua mtb natural trail area offre percorsi di vario livello e difficoltà oppure Breuil-Cervinia, che propone per tutti gli appassionati di mountain bike la salita con la bicicletta a Plateau Rosà, dove lungo il tracciato della maxiavalanche è possibile giungere fino a Cervinia, percorrendo oltre 10 km di nevai, morene e praterie. Qui i freerider più audaci potranno sperimentare, ad esempio, il Dark Trail, un percorso di quasi 10 km dal livello tecnico nero e dalla durata – utilizzando gli impianti – di circa 45 minuti.

    Bici su strada: tutti in sella!
    Pedalare sui dolci pendii, tra vigneti e castelli, oppure faticare risalendo verso i grandi valichi alpini. Il ciclismo su strada, in Valle d’Aosta, propone variegati itinerari: divertenti, panoramici, accessibili a tutti o per esperti. Da segnalare, nelle principali località turistiche, la possibilità di affittare biciclette elettriche a pedalata assistita per consentire anche ai meno allenati di affrontare serenamente i pendii della regione.

     
    Per un itinerario in sella alle due ruote che impegni poco più di un’ora è consigliabile l’itinerario che da Morgex – vecchio borgo della Valdigne – raggiunge La Thuile, passando per il Colle San Carlo; oppure, per chi ha voglia di pedalare per circa tre ore, quello che da Saint-Vincent – località famosa soprattutto per la presenza del Casinò ma che vanta anche preziose testimonianze del passato – risale il Col de Joux, percorrendo una delle strade più panoramiche della regione. Da qui scende nel versante opposto fino a Brusson, nella Val d’Ayas, per poi proseguire verso il fondo valle toccando i paesi di Challand-Saint-Anselme e Challand-Saint-Victor. Si rientra a Saint-Vincent passando da Verrès, località dominata dall’imponente castello, e da Montjovet.     

              
    Interessante è anche la pista ciclo-pedonale Sarre – Fénis, un facile itinerario lungo la Dora Baltea, nei dintorni della città di Aosta, per passeggiare, correre o pedalare in tranquillità.
    Il tracciato si snoda da Sarre a Fénis, attraversando i comuni di Gressan, Charvensod, Aosta, Pollein, Brissogne, Saint-Marcel e Nus. Prevalentemente pianeggiante, l’itinerario è adatto alle famiglie che desiderano effettuare piacevoli pedalate all’aria aperta, lontano dal traffico. La pista collega varie aree sportive, servite da parcheggi, consentendo di entrare ed uscire in più punti del tracciato e di abbinare altre attività di svago alla fruizione del percorso ciclo- pedonale. A breve distanza da alcuni punti di accesso alla pista si trovano siti di interesse culturale e centri abitati dove trovare bar, ristoranti, sistemazioni alberghiere e altri servizi. Particolare è l’attraversamento di un’area naturalistica protetta, la Riserva Naturale zona umida di Les Iles, che rappresenta il più importante sito regionale di sosta e alimentazione per gli uccelli migratori. Arrivati a Fénis è consigliata la visita al suo celebre castello.

    Sci estivo

    Esistono gli eterni sognatori e tra questi gli eterni sciatori. Ecco perché in Valle d’Aosta lo sci non è uno sport invernale ma un vero stile di vita da praticare anche in estate. A Breuil-Cervinia le grandi discese sulla neve sono infatti sempre possibili salendo ai 3.500 metri di Plateau Rosà. La stagione estiva ha preso il via il 20 giugno e si protrarrà fino al 27 settembre.
    Raggiunta Plateau Rosà, ai piedi del Cervino, non resta dunque che indossare gli sci e l’attrezzatura adatta per godere dello sport invernale per eccellenza con il sole estivo sul volto: 25 km circa di piste adatte a tutte le esigenze tecniche, sci alpino e anche snowboard, nel comprensorio sciistico estivo più grande d’Europa.

    Arrampicata e vie ferrate
    Una palestra sotto l’azzurro intenso del cielo e il verde acceso delle praterie alpine. Quando le giornate si allungano, le pareti rocciose con le loro crepe naturali e le loro rientranze, disegnano percorsi emozionanti capaci di regalare incredibili vedute sulle bellezze naturali di questa regione.

    Territorio ricco di fascino e di avventura, la Valle d’Aosta offre agli appassionati e ai curiosi arrampicate su pareti naturali e vie ferrate da vivere in compagnia delle guide alpine – sempre pronte a garantirne la sicurezza.

    Tra le pareti naturali più affascinanti, la palestra di Molliet – situata nella piccola ed incontaminata Valgrisenche. Nel primo settore, che si incontra lungo il sentiero di accesso, si trovano le vie più facili, ideali per i primi passi, mentre il settore sinistro presenta vie più complesse. L’attività richiede comunque esperienza tecnica e la presenza di una guida alpina.

    Per gli escursionisti preparati, le vie ferrate rappresentano la possibilità di oltrepassare i propri limiti per entrare direttamente nell’universo verticale dell’alpinismo. A differenza infatti dell’arrampicata, la via ferrata prevede percorsi attrezzati artificialmente con funi ed altri appigli utili e richiede preparazione fisica ed un’adeguata attrezzatura (moschettoni, casco ed imbragatura).

    Un esempio per tutte, a Rhêmes-Notre-Dame – incantevole borgo nella zona del Gran Paradiso – si trova la ferrata di Casimiro, un percorso emozionante che attraverso diverse combinazioni permette a tutti di immergersi in un paesaggio suggestivo tra ponti tibetani e arditi passaggi.

    Inoltre, la Valle d’Aosta offre anche una dozzina di pareti artificiali e strutture d’arrampicata, perfette per migliorare la tecnica già acquisita o per iniziare ad approcciarsi a questo nuovo sport.

     Sport d’acqua

    Le acque bianche della Dora Baltea e dei torrenti alpini della Valle d’Aosta riservano discese entusiasmanti, con rapide e scivoli naturali. Ci si può divertire con il rafting a bordo di gommoni e accompagnati da guide specializzate, oppure praticando l’hydrospeed è possibile sfidare le acque di fiumi e torrenti con una tavoletta. Il kayak fluviale con chiglia arrotondata è maneggevole e adatto per manovre rapide e precise in spazi brevi, mentre la canoa canadese, invece, si distingue dal kayak per l’uso di una sola pala.

     Sport dell’aria
     

    All’uomo piace volare. È questo il più grande sogno che da sempre dimora nella mente umana, ecco perché tra le esperienze sportive che arricchiscono la Valle d’Aosta, gli sport dell’aria continuano ad affascinare grandi e piccini.
    Con il naso all’insù non è raro imbattersi in coloratissime mongolfiere, alle quali si affiancano altre attività come il volo a vela, a motore e il volo in elicottero. É grazie alla morfologia del territorio e anche alle nuovissime tecnologie anche il volo in parapendio è sempre più diffuso, merito anche degli attrezzi biposto.             

     
    Che si parta dall’aeroporto di Aosta “Corrado Gex”, dalle basi per i voli in elicottero o che si salga in cielo in mongolfiera, sembrerà quasi di poter toccare con un dito le cime delle montagne circostanti.             

    Golf

    La Valle d’Aosta accoglie gli amanti del green grazie ai suoi numerosi circuiti e campi pratica per l’allenamento, che permettono di praticare questo sport immersi negli spettacolari e unici panorami alpini. Ai piedi delle grandi vette, il Golf Club del Cervino è uno dei percorsi più alti d’Europa e si sviluppa a fianco del torrente Marmore, nei pressi del centro abitato di Breuil-Cervinia, mentre in media montagna si trova il Golf Club Gressoney Monte Rosa, a 200 metri dal centro di Gressoney-Saint-Jean, dove la valle svela lo spettacolare panorama del ghiacciaio del Monte Rosa; qui ogni buca è diversa per le caratteristiche tecniche ma anche per l’ambiente circostante, dal Torrente Lys, dalla pendenza del fairways, dalla presenza del bosco o da una spettacolare cascata. I panorami mozzafiato del Monte Bianco si possono invece ammirare dal Golf Club Courmayeur et Grandes Jorasses; la Club House, nata come riserva di caccia, è stata recentemente ristrutturata preservando il classico stile della baita di montagna. LEGGI TUTTO

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    Mazda CX-5: con l’ammiraglia si viaggia in prima classe

    Muscoli ben definiti e classe da vendere. L’ultimo aggiornamento 2020 porta la SUV di Hiroshima ad un nuovo e più elevato stadio di maturazione. Un’evoluzione, più che uno stravolgimento, attraverso il quale sono stati aggiunti importanti contenuti ad un pacchetto già performante. Una serie di novità, migliorie e tecnologie all’avanguardia, per soddisfare le attese di un pubblico attento ed esigente; e allo stesso tempo, per sfidare faccia a faccia le migliori protagoniste di un segmento sempre più combattuto.

    FASCINO A PROFUSIONE
    Per quanto riguarda il design, il layout rimane pressoché invariato, confermando la riuscita miscela di linee possenti, ma allo stesso tempo dinamiche ed eleganti, secondo i caratteristici dettami dello stile KODO. L’unica novità riguarda la rinnovata grafica dei badge esterni che identificano il modello.

    SI VIAGGIA COMODI
    Tipicamente Mazda l’abitacolo. Qualche volta, entrando in un’auto, avverti chiara una sensazione di benessere diffuso. Ti senti accolto, avvolto, una percezione sensoriale quasi inconsapevole, ma evidente. Succede così sui modelli del brand nipponico, e su questa CX-5, dove gli interni sono improntati ad una rigorosa qualità senza compromessi, insindacabilmente di livello upper-premium. Ad arricchire il pacchetto, su questa versione 2020  esordisce un nuovo display da 8” a colori, e arriva l’illuminazione a LED per l’abitacolo e il bagagliaio.Notevole  l’attenzione rivolta al guidatore, secondo la nota impostazione umanocentrica di Mazda, che favorisce la migliore interazione possibile col mezzo: tutti i comandi principali e la strumentazione sono disposti in modo ergonomico attorno al volante, che diventa il punto focale dell’azione di guida. Trattamento di prima classe anche per i passeggeri, che beneficiano di un ambiente spazioso e confortevole, perfetto anche per i lunghi viaggi.In tema di sicurezza, invece, alla già corposa dotazione precedente si aggiunge un efficace sistema di frenata di emergenza automatico in città, dotato della nuova funzione di riconoscimento dei pedoni durante la guida notturna.

    MOTORIZZAZIONI
    Per quanto riguarda le motorizzazioni a benzina, la gamma comprende un 2.0L da 165 CV, che nella versione con cambio manuale è dotato di un sofisticato sistema di disattivazione cilindri, che garantisce un abbattimento dei consumi e delle emissioni di CO2 del 9% rispetto al modello uscente; e di un 2.5L e 194 CV, offerto con cambio automatico e trazione integrale, anche lui equipaggiato con la stessa tecnologia di disattivazione cilindri. Disponibile anche un motore diesel 2.2L a doppia turbina con potenza di 150 CV e 380 Nm di coppia (versioni 2WD), oppure di 184 CV e 445 Nm di coppia (versioni AWD).
     

    PRONTA A TUTTO
    Comoda e adatta ai lunghi viaggi. Ma anche insospettabilmente performante, muscolare e precisa nel misto, quando si cerca la bella guida tra le curve. Sorprende questa CX-5, e al volante regala un feeling davvero fuori dal comune. E per i più avventurosi, con l’inedita funzione Off-Road Mode dell’i-Activ AWD (la trazione integrale intelligente di Mazda), aumenta anche l’efficacia sui terreni difficili. Come dire, se non la fermate voi, non la ferma nessuno!
    La Mazda CX-5 2020 è disponibile in 4 versioni, Business, Exceed, Exclusive e Signature, con prezzi a partire da 32.350 Euro. LEGGI TUTTO

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    A 1.500 metri nell'anello della Valle d'Arano

    Quello dell’Altopiano delle Rocche, in provincia dell’Aquila, ai piedi dell’imponente monte Sirente, è un microcosmo di pace e serenità, che ben si presta ad una giornata di svago, alla ricerca di relax e angoli suggestivi. A farla da padrona, una natura selvaggia e incontaminata, di cui andare alla scoperta attraverso un percorso che, per le sue caratteristiche, si presta alla perfezione ad una suggestiva ciaspolata invernale, a tranquille passeggiate o ad una piacevole pedalata in mountain bike adatta a tutta la famiglia. Stiamo parlando dell’anello della Valle d’Arano, con arrivo e partenza dalla cittadina di Ovindoli. Un percorso lungo circa 6 km, che si svolge su una carrareccia di terra battuta, e caratterizzato da numerosi punti di ombra, perfetti per attenuare la morsa del caldo nelle assolate giornate estive; sebbene, il ritrovarsi a quasi 1.500 metri di altitudine sia già garanzia di aria frizzante e clima sempre piacevole, anche nelle giornate più torride.
    La Valle d’Arano è una cosiddetta valle sospesa, ovvero una di quelle formate da un ghiacciaio o da un corso d’acqua, che confluisce, con un brusco dislivello, in un bacino principale. In questo caso, il torrente La Foce, che ha originato anche le Gole di Celano-Aielli, canyon naturale tra i più suggestivi dell’Italia centrale, per via delle sue pareti alte anche decine di metri.

    L’inizio del percorso dell’Anello della Valle d’Arano, si trova appena fuori d’allabiotato di Ovindoli, oltre il parco urbano “La Pinetina”, al termine della strada asfaltata in prossimità di un piccolo ponte sul torrente Foce. Durante la pedalata è possibile ammirare le creste dei monti Savina ed Etra che chiudono la valle, circondati da un paesaggio bucolico, ricco di boschi e pascoli. Non mancano apposite tabelle informative su fauna, flora ed habitat locali. Percorrendo l’anello in senso antiorario, l’itinerario si snoda all’ombra della faggeta fino al fondo della valle; di qui, con una ampia svolta verso sinistra, circa a metà del percorso, in corrispondenza di un piccolo ponte sul torrente, si raggiunge un’area attrezzata per il pic-nic nei pressi di un fontanile con acqua potabile. La seconda parte dell’itinerario si sviluppa attraverso una vegetazione con prevalenza di nocciolo. Terminata l’escursione, una bella passeggiata nel centro storico di Ovindoli, con la tipica atmosfera dei borghi di montagna, è la perfetta conclusione di una giornata all’insegna della natura e del relax. LEGGI TUTTO

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    L'imponente miniera Montevecchio

    Tra le tante occasioni di visita offerte dalla Costa Verde, Sardegna sud-occidentale, c’è sicuramente quella, imperdibile, alla miniera Montevecchio a Guspini, nella provincia del Sud Sardegna. Un coinvolgente percorso di archeologia industriale, che accompagna il visitatore alla scoperta della vita all’interno delle miniere, un tempo florida attività isolana, svelando la quotidianità dei minatori, ma anche i macchinari e le imponenti strutture che oggi si ergono come cattedrali decadenti di un’epoca ormai passata.
    In occasione dell’emergenza Coronavirus, per meglio garantire la sicurezza dei visitatori e il distanziamento sociale, la società cooperativa che si occupa del sito ha deciso di inaugurare un nuovo percorso di visita, il percorso di Levante, che non offre un’esplorazione limitata delll’area, ma la arricchisce di nuovi elementi, all’interno dei cosiddetti “Cantieri di Levante”.Miniera Montevecchio, estesa su una superficie di 1200 ettari, fu fondata nel lontano 1848 dal sassarese Antonio Sanna ed è rimasta in attività per circa 150 anni, fino al 1991, anno della definitiva chiusura. In particolare, fu intorno alla metà del secolo scorso che la sua attività toccò il culmine, affermandosi come una delle miniere di zinco e piombo più importanti d’Europa, e la più grande miniera della Sardegna.

    Accompagnati da una guida ufficiale, la visita inizia camminando lungo i tracciati del sito minerario, con la possibilità di osservare da vicino i vari fabbricati, ognuno indissolubilmente legato alle storie dei minatori e delle loro famiglie, che qui vivevano.
    Il primo settore di cui si va alla scoperta è “Piccalinna”. Qui si possono osservare da vicino la suggestiva struttura del pozzo di San Giovanni e le gabbie che trasportavano i minatori all’interno pozzo minerario; poi, a seguire, la sala argano, la laveria, la lampisteria e la sala compressori, dove troneggia il Sullivan da 120 cavalli, grazie al quale si otteneva un’estrazione di 20 metri cubi di materiale all’ora.
    La visita prosegue attraverso l’area “Mezzena”, il cuore tecnologico della miniera in cui si realizzavano i modelli in legno per creare pezzi di ricambio; e poi nel settore Calderai, in cui si effettuava la creazione e la manutenzione degli utensili metallici necessari all’attività in miniera; fino all’Officina Meccanica, in cui venivano controllati e messi a punto i pezzi di ricambio e manutenzionati i macchinari prima di essere impiegati.
    Costeggiando il piazzale, è poi possibile osservare il “Pozzo Sartori”, che con i suoi 520 metri è il più profondo tra tutti e sei i pozzi di estrazione del sito, per poi raggiungere la zona denominata “Sant’Antonio” da cui si gode una suggestiva vista dell’intera vallata che ospita i “Cantieri di Levante”. Ultima tappa del percorso ad anello che caratterizza la visita è quella agli stabili musealizzati, alcuni dei quali ospitavano il deposito minerario, la casa degli operai, le stalle e numerosi altri ambienti di servizio, in cui scoprire la condizione di lavoro di uomini, donne (e un tempo, anche bambini) della “Moneta Montevecchio”. LEGGI TUTTO