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    Forbes 2025: Alcaraz re dei guadagni, Sinner subito dietro. Quattro donne nella Top 10

    Carlos Alcaraz (foto Getty Images)

    Come ogni anno, Forbes ha pubblicato la lista dei tennisti più pagati al mondo, e ancora una volta in cima troviamo Carlos Alcaraz, davanti al suo grande rivale Jannik Sinner.
    Lo spagnolo si conferma una vera macchina da marketing: se in campo i suoi guadagni sono stati di circa 13 milioni di dollari è fuori che Carlitos fa la differenza. Grazie alla capacità di attrarre sponsor, ha generato 35 milioni di dollari in accordi pubblicitari: una cifra che nessun altro tennista riesce oggi ad avvicinare, anche se ancora lontana dai quasi 100 milioni che Roger Federer era capace di produrre nei suoi anni d’oro. Secondo Forbes, Alcaraz arriva a firmare accordi da 2 milioni per ogni esibizione giocata.Alle sue spalle c’è Jannik Sinner, che però domina per guadagni in campo: oltre 20 milioni di dollari, contro i 13 dello spagnolo. A fare la differenza, in particolare, i 6 milioni conquistati al Six Kings Slam. Fuori dal campo, invece, i suoi introiti “si fermano” a 27 milioni, comunque un miglioramento costante per un atleta che ha ancora margini enormi a livello di marketing.
    Il terzo gradino del podio lo occupa Coco Gauff con 37,2 milioni, di cui ben 25 derivanti da accordi commerciali. La statunitense, campionessa del Roland Garros 2025, ha lasciato Team8 per lanciare la propria agenzia in collaborazione con WME, scelta che le ha permesso di diventare la tennista con più entrate pubblicitarie al mondo.Più indietro, ma comunque in Top 10, Novak Djokovic (29,6 milioni totali), che pur con “solo” 4,6 milioni in campo continua a generare la bellezza di 25 milioni grazie ai suoi sponsor.
    Quattro donne nella Top 10Oltre a Gauff, la lista include anche Qinwen Zheng (26,1M), filone d’oro per il mercato asiatico, e le due dominatrici degli ultimi Slam, Aryna Sabalenka (27,4M) e Iga Swiatek (24M). Colpisce il dato: pur vincendo più delle colleghe, Sabalenka e Swiatek restano meno redditizie sul piano del marketing.
    La Top 10 Forbes dei tennisti 20251. Carlos Alcaraz – 48,3M (13,3 in campo + 35 fuori)2. Jannik Sinner – 47,3M (20,3 + 27)3. Coco Gauff – 37,2M (12,2 + 25)4. Novak Djokovic – 29,6M (4,6 + 25)5. Aryna Sabalenka – 27,4M (12,4 + 15)6. Qinwen Zheng – 26,1M (5,1 + 21)7. Iga Swiatek – 24M (9 + 15)8. Taylor Fritz – 15,6M (8,6 + 7)9. Frances Tiafoe – 15,2M (3,2 + 12)10. Daniil Medvedev – 14,3M (4,3 + 10) LEGGI TUTTO

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    US Open 2025, niente wild card per Stan Wawrinka: il campione 2016 escluso dal main draw

    Stan Wawrinka nella foto – Foto Getty Images

    Stan Wawrinka non sarà al via dello US Open 2025. La decisione della USTA di non concedergli una wild card ha colto di sorpresa lo svizzero, che a 40 anni occupa la posizione numero 146 del ranking ATP e sperava di poter chiudere la carriera a Flushing Meadows, il torneo che lo vide trionfare nel 2016.Il delusione è stata grande, sia per il giocatore che per il suo staff, convinti che il prestigio e la storia di Stan avrebbero garantito un invito. Invece, le wild card sono state distribuite a sei statunitensi (Emilio Nava, Nishesh Basavareddy, Tristan Boyer, Eliot Spizzirri, Darwin Blanch e Stefan Dostanic), a un francese (Valentin Royer) e a un australiano (Tristan Schoolkate).
    Un campione che lascia il segnoLo scorso anno Wawrinka aveva ricevuto l’invito, ma si era fermato subito contro Mattia Bellucci. Per prepararsi all’edizione 2025 aveva giocato il Challenger di Cancún, arrivando in semifinale e dimostrando di voler ancora competere. La sua esclusione ha acceso il dibattito sui social, dove molti tifosi hanno espresso rammarico per l’assenza di un campione dal rovescio a una mano entrato nella storia del tennis.Magnus Norman, suo storico coach, ha commentato su Instagram che l’invito “era atteso”, ma che si tornerà a casa “per lavorare e tornare più forti”. Stan, pur senza dichiarazioni ufficiali, ha fatto capire la sua amarezza rilanciando una storia del CEO di Lacoste, Thierry Guibert: “Non invitato… una vergogna #USOpen. Ci mancherai Stan”.
    Due pesi e due misure?La scelta lascia perplessi se confrontata con il tabellone femminile, dove Venus Williams, a 45 anni e con pochissimo ritmo partita negli ultimi anni, ha invece ricevuto una wild card. La statunitense, due volte campionessa dello US Open (l’ultima nel 2001), debutterà contro Karolina Muchova, testa di serie numero 11.Un trattamento diverso per due leggende del tennis: se a Venus viene data una passerella speciale davanti al pubblico di casa, a Wawrinka non è stata concessa la possibilità di un’ultima passerella a New York.
    Francesco Paolo Villarico LEGGI TUTTO

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    Kokkinakis torna ad allenarsi. “Punto al rientro il prossimo gennaio ad Adelaide”

    Kokkinakis subito dopo l’operazione

    Difficile trovare una carriera con più infortuni e peripezie di quella di Thanasi Kokkinakis. Lo sfortunatissimo tennista australiano è finito per l’ennesima volta sotto i ferri lo scorso febbraio per un serio problema ai muscoli pettorali, un intervento delicato e che necessita di un lungo periodo di recupero per permettere alla parte lesionata di rigenerarsi e tornare elastica, in modo da riprendere blandi allenamenti e riportare quell’area – con pazienza – ad un livello sufficientemente tonico da poter competere. Tira forte il “Kokk”, forse fin troppo per una struttura evidentemente fragile. Caviglie, ginocchio, gomito, soprattutto schiena e ora pure i pettorali, non si è fatto mancare niente Thanasi nei suoi 29 anni vissuti pericolosamente, più nelle corsie ospedaliere che sul campo.
    E pensare che nell’ormai lontano 2015, quando esplose ancora teenager, i migliori tecnici scommettevano su di lui come un potenziale “crack”, visto che nel suo tennis non mancava niente di importante e con la sua potenza riuscì a battere Federer e impensierire tutti i big affrontati. Di lui ho un ricordo personale nitido, risale a Roland Garros 2015. Un giovane Thanasi sfidò la potenza di Basilashvili su di un campo laterale, ne uscì una partita bellissima, poche volte ho visto scambi di quella potenza e intensità… In tribuna a due passi da me c’era Marian Vajda, allora coach di Djokvoic, che su di un taccuino annotò molti spunti del tennis del giovane australiano, visto che avrebbe sfidato proprio Novak da lì a poco nel torneo. Vajda disse al suo collaboratore “Questo ragazzo è da prendere con le molle…”. Grandi aspettative, purtroppo deluse dai continui stop per infortunio, che gli hanno anche impedito di cesellare un fisico diventato non solo delicato ma anche un po’ troppo pesante.
    Da quella primavera 2015 un continuo sali scendi, anzi un calvario. Quando è riuscito a stare alla larga dagli infortuni, i risultati sono arrivati, ma sempre concentrati in pochi mesi, prima dell’ennesimo stop. Ha vinto il torneo di Adelaide nel 2022, proprio in casa, poi ha trionfato nel doppio degli Australian Open insieme all’amico Kyrgios, e spesso è stato protagonista di battaglie furibonde, ricche spettacolo (ne ricordiamo una epica vs. Murray a Melbourne, solo per citarne una). Ora è impegnato nella riabilitazione in Australia, ne ha parlato con un intervento al podcast “The Tennis”, dove ha fissato l’obiettivo per il rientro: Adelaide 2026.
    “Il recupero sta procedendo bene, sono quasi 8 mesi da quando mi sono operato e ho toccato la mia ultima palla da tennis” commenta Kokkinakis. “È probabilmente il periodo più lungo che ho vissuto senza toccare una racchetta da tennis. Finalmente lo scorso weekend sono tornato in campo, per iniziare un allenamento molto blando. Ho fatto tutto molto piano, ma è andata molto meglio di quello che mi aspettavo. Mi è tornata tantissima voglia di giocare, se potessi volerei subito in Europa per i prossimi tornei, ma non sarà così”.
    “Fissare una data certa per il mio rientro è una bella domanda… Sarà solo quando mi sentirò al 100%, ormai lo stop è stato lungo e un mese in più o uno in meno non fa differenza. Credo che non manchi molto, ma la sfida sarà provare di nuovo il servizio, poter servire bene e vedere come il mio corpo reagisce a match di allenamento via via più intensi. Questa sarà la parte dura del processo di rientro. Se tutto procede bene come spero, direi che gennaio può essere un buon momento per il mio ritorno. incrociamo la dita..!. Vorrei tanto esserci ad Adelaide, questo è il mio obiettivo e la mia speranza”.
    Non resta che augurare buon lavoro allo sfortunatissimo Thanasi, sperando di ritrovarlo in campo all’inizio della stagione 2026. Con il ranking protetto (era n.71 agli Australian Open, l’ultimo torneo da lui disputato) potrà certamente riprovarci. Per l’ennesima volta.
    Marco Mazzoni LEGGI TUTTO

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    Ruud incorona Djokovic: “Il più grande sportivo di tutti i tempi”

    Novak Djokovic classe 1987, n.7 del mondo – Foto Getty Images

    Casper Ruud, tre volte finalista Slam e attuale numero 12 del ranking mondiale, non ha dubbi: Novak Djokovic non è solo il miglior tennista della storia, ma anche il più grande sportivo di sempre.Il norvegese, che ha affrontato il campione serbo in sei occasioni (bilancio 5-1 a favore di Nole), ricorda bene la finale del Roland Garros persa in tre set contro Djokovic. Proprio da quell’esperienza è nata la sua convinzione:“Novak è il più grande sportivo della storia. Non voglio paragonare discipline diverse perché può sembrare stupido, ma se confrontiamo Djokovic, ad esempio, con Tom Brady… Brady è il GOAT del football, non fraintendetemi, ma atleticamente Novak lo batterebbe in quasi tutti i test fisici”, ha spiegato Ruud.
    Casper ha citato anche un altro fuoriclasse: “Ok, LeBron forse lo supererebbe in alcuni aspetti fisici, ma per me Novak resta il più grande sportivo che sia mai vissuto”.Djokovic e Ruud si ritroveranno presto sullo stesso palcoscenico: dal 24 agosto a New York scatterà lo US Open 2025, ultimo Slam della stagione. Il sorteggio del tabellone principale è in programma domani alle ore 18 italiane.Un’investitura pesantissima, che conferma ancora una volta quanto Djokovic sia ormai considerato una leggenda vivente, anche dai suoi stessi rivali. LEGGI TUTTO

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    Jasmine Paolini: “Gioco singolare e doppio praticamente ogni settimana, è davvero pesante. Dopo la semifinale ho capito che era meglio fermarmi”

    Jasmine Paolini nella foto – Foto Getty Images

    Jasmine Paolini lascia Cincinnati senza il trofeo, ma con la consapevolezza di aver ritrovato se stessa. La tennista toscana, battuta in finale da Iga Swiatek per la sesta volta consecutiva (7-5 6-4), ha commentato con lucidità e ottimismo il suo percorso in Ohio, sottolineando come queste due settimane rappresentino una svolta dopo un periodo complicato.
    “Sono state due settimane molto positive dopo un mese e mezzo molto difficile. Sono contenta del livello che ho espresso, anche se avrei potuto servire meglio. Contro Swiatek non basta giocare tanti secondi servizi: devo lavorare su precisione e percentuali, perché i primi colpi su questi campi sono fondamentali”, ha dichiarato in conferenza stampa.
    La finale, la più equilibrata tra quelle disputate contro la polacca, ha confermato i progressi dell’azzurra: “In campo mi sono sentita bene negli scambi, ho provato a essere aggressiva perché è l’unico modo per provare a farle male. Ho cercato di anticiparla, di muoverla e di toglierle il tempo. Non è semplice, perché ti costringe sempre a giocare un colpo in più. Alla fine il servizio ha fatto la differenza, ma sono contenta di come ho interpretato la partita”.
    Sul confronto diretto con la numero due del mondo, Paolini ha spiegato come le condizioni del cemento americano le abbiano dato più possibilità: “Questa superficie si adatta meglio al mio gioco rispetto alla terra battuta. Qui ho più chance di prendere in mano lo scambio. Ovviamente devo crescere ancora molto, ma in diversi momenti della partita mi sono sentita vicina a lei. È un segnale importante per il futuro”.
    Un pensiero speciale è stato dedicato anche al pubblico americano: “È incredibile giocare qui. Anche quando affronti Coco Gauff ti fanno sentire il calore. Non importa chi tifino, sostengono sempre il giocatore e la sua personalità. È un aspetto che mi piace molto: ti fanno sentire apprezzata come persona oltre che come atleta. Le strutture di questo torneo sono fantastiche e ogni anno l’atmosfera diventa più speciale”.
    La tennista azzurra ha poi spiegato la scelta di rinunciare al doppio misto con Musetti allo US Open: “Gioco singolare e doppio praticamente ogni settimana, è davvero pesante. Dopo la semifinale ho capito che era meglio fermarmi. Mi sarebbe piaciuto giocare con Lorenzo, è una competizione molto bella, ma devo pensare al mio corpo e recuperare le energie per il prossimo Slam. A volte bisogna saper dire di no per arrivare preparati agli appuntamenti più importanti”.
    Sulla sua condizione di testa di serie numero 8 (invece sarà 7) a New York, Paolini ha mantenuto un profilo basso: “Non so quanta differenza faccia essere ottava o nona. Certo, è bello essere tra le prime dieci, ma quello che conta davvero è come giochi. L’obiettivo è restare concentrata sul mio tennis e prepararmi al meglio. Non voglio farmi distrarre dai numeri, penso solo a quello che posso fare in campo”.
    Infine, ha parlato della sua ritrovata serenità: “Non sempre sono sorridente, anzi. Ma quando sento di aver dato tutto, anche nelle situazioni difficili, allora riesco a sorridere. In questa finale ho provato a reagire punto dopo punto, anche quando le cose non giravano. Ho perso, è vero, ma ho la sensazione di essere cresciuta. Sono dieci giorni molto positivi per me, dopo un periodo duro. Non ho vinto, ma torno a casa con fiducia e con la voglia di continuare a lavorare”.Paolini arriverà a New York con un bagaglio di fiducia rinnovata e con l’obiettivo di confermare i progressi mostrati a Cincinnati.
    Francesco Paolo Villarico LEGGI TUTTO

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    Jasmine Paolini, sorriso e storia: finale a Cincinnati come Serena Williams

    Jasmine Paolini nella foto – Foto Getty Images

    Jasmine Paolini sembrava essersi leggermente defilata dal radar nelle ultime settimane, ma la tennista italiana ha confermato ancora una volta la sua capacità di sorprendere e di imporsi nei momenti che contano. Con il suo solito sorriso e la determinazione che la contraddistinguono, la 29enne toscana si è guadagnata l’accesso alla finale del WTA 1000 di Cincinnati, dove sfiderà Iga Swiatek per il titolo.
    Dopo l’esplosione del 2024, Paolini non ha smesso di brillare. Quest’anno aveva già firmato l’impresa più grande della carriera conquistando il WTA 1000 di Roma davanti al pubblico di casa, ma a Cincinnati ha raggiunto un traguardo dal sapore storico: è diventata infatti la giocatrice più “anziana” a centrare due finali in tornei WTA 1000 su superfici diverse nella stessa stagione dai tempi di Serena Williams nel 2016.
    Un parallelismo che dice molto non solo della crescita tecnica e mentale dell’azzurra, ma anche della sua capacità di adattarsi al cemento dopo il grande successo ottenuto sulla terra battuta romana. La sfida con Swiatek, attuale numero tre del mondo e dominatrice assoluta delle ultime settimane dopo la vittoria a Wimbledon, sarà durissima, ma Paolini arriva a questo appuntamento senza nulla da perdere.
    Stanotte, al “Lindner Family Tennis Center” di Cincinnati, Jasmine andrà alla caccia di un nuovo trofeo prestigioso. Qualunque sia l’esito della finale, il suo 2025 resta già importante: un anno da protagonista che la consacra ormai stabilmente nell’élite mondiale.
    Marco Rossi LEGGI TUTTO

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    Cahill svela la crescita di Sinner: “Il servizio è stata la chiave”

    Darren Cahill nella foto – Foto Getty Images

    L’attesa è quasi finita. Alle 21:00 ora italiana gli appassionati vivranno un altro capitolo della rivalità più entusiasmante del tennis contemporaneo: Carlos Alcaraz e Jannik Sinner si sfideranno nella finale del Masters 1000 di Cincinnati. Un lunedì diverso dal solito, ma che promette scintille dal primo scambio: due campioni che si sono alternati nel rubarsi titoli negli ultimi mesi e che ora arrivano a Ohio con i conti ancora aperti. Non sappiamo chi solleverà il trofeo, ma una cosa è certa: ci sarà battaglia.
    Quando due “galli del pollaio” come loro incrociano le racchette, lo spettacolo è assicurato. A dare ulteriore spessore all’attesa è arrivata anche l’analisi di Darren Cahill, allenatore di Sinner insieme a Simone Vagnozzi dal 2022. L’australiano, tra i coach più rispettati del circuito, ha raccontato ad ATP Media i punti chiave della crescita del suo allievo, che da 14 mesi non molla più la vetta del ranking mondiale.
    “Il segreto? Non c’è alcun segreto. Solo lavoro quotidiano e la convinzione che ogni giorno ci sia sempre qualcosa da migliorare”, ha spiegato Cahill. “È questo il motivo per cui siamo così orgogliosi, perché tutto quello che costruiamo negli allenamenti si riflette poi nei grandi match, nei grandi tornei. Non è frutto di esperimenti di qualche giorno, ma di anni di impegno e di pressione costante affinché continuasse a fare le cose giuste”.
    Uno dei primi aspetti affrontati dall’australiano è stato il servizio. “Quando sono entrato nel team gli dissi subito: devi migliorare il servizio. Con il fisico che hai e i tuoi 1,91 metri, era fondamentale aumentare la velocità e la precisione della prima palla. Da lì si vincono partite con il servizio, ci si fa più solidi nei numeri e si diventa più efficaci, pur restando pronti a lottare negli scambi se l’avversario riesce a rispondere”, ha ricordato Cahill.
    Il coach ha poi sottolineato il carattere da combattente del suo allievo: “Jannik è un animale da competizione, gli piace fare domande, vuole sempre capire e crescere. Se guardi il suo corpo ora e lo confronti con quello di qualche anno fa, ti rendi conto del lavoro enorme che ha fatto in ogni aspetto”.
    Sinner arriverà dunque alla finale con la consapevolezza del percorso compiuto e del sostegno del suo staff, mentre Alcaraz proverà ancora una volta a fermare la corsa del numero uno del mondo. Sarà la prima finale tra i due a Cincinnati.
    Francesco Paolo Villarico LEGGI TUTTO

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    Atmane sorprende a Cincinnati e saluta con la miglior settimana della carriera. Su Sinner “A livello tennistico si può giocare contro di lui. Ma mentalmente e fisicamente è un’altra dimensione”

    Terence Atmane nella foto – Foto getty images

    Terence Atmane ha lasciato il Masters 1000 di Cincinnati con una sconfitta contro Jannik Sinner, ma anche con la consapevolezza di aver disputato il miglior torneo della sua carriera. In semifinale, il francese ha tenuto testa al numero uno del mondo più di quanto suggerisse la differenza di classifica, costringendolo a un duro primo set risolto soltanto al tiebreak (7-6, 6-2).
    Un match da ricordareNonostante fosse il giocatore con il peggior ranking tra i semifinalisti, Atmane ha reso la vita complicata a Sinner, molto più di quanto fatto da avversari più quotati come Auger-Aliassime, sconfitto nettamente dall’azzurro nei quarti. L’energia del francese e la sua capacità di reggere gli scambi hanno sorpreso pubblico e addetti ai lavori, anche se il crollo nella seconda frazione ha permesso a Sinner di controllare l’incontro.
    Le parole di AtmaneAl termine della partita, Atmane ha spiegato ai microfoni de L’Équipe la differenza che ha percepito affrontando il numero uno:«A livello tennistico si può giocare contro di lui. Ma mentalmente e fisicamente è un’altra dimensione. Per vincere un solo punto serve un’energia e una concentrazione enormi. È quello che lo distingue dagli altri, altrimenti non sarebbe numero uno del mondo».
    Sul tiebreak, il momento chiave del match, ha ammesso i propri rimpianti:«L’ho iniziato male, con una doppia falla. Lui ha cambiato posizione in risposta e mi ha messo in difficoltà sul secondo servizio. Ho sbagliato una risposta facile e poi un dritto: in un attimo era già 0-3. Contro giocatori così, questi dettagli sono determinanti. Ho lasciato scappare il set e lui ha saputo sfruttarlo».
    Il regalo speciale a SinnerAtmane ha fatto parlare anche per un gesto curioso: prima della semifinale ha regalato a Sinner una carta Pokémon in occasione del compleanno dell’italiano. «Sono andato a una convention di Pokémon a Toronto con Monfils e ho pensato che Jannik fosse il giocatore che meglio rappresentava questo mondo. Ho scelto la carta la sera prima, per me è stato un piacere regalargliela. È il mio universo».Il francese ha poi scherzato sui guadagni ottenuti con la sua cavalcata: «Con i soldi vinti potrò comprare due o tre carte rare per la mia collezione (ride). Ma la cosa principale sarà investire nel mio team per mantenerlo durante tutto l’anno».
    Verso lo US OpenGrazie ai punti conquistati, Atmane salirà al numero 69 del ranking ATP, il miglior posizionamento della sua carriera. Tuttavia non potrà accedere direttamente allo US Open, poiché il cut-off per il tabellone principale è stato chiuso settimane fa. Perciò dovrà affrontare le qualificazioni, con appena due giorni di pausa prima del debutto a New York. Una nuova sfida immediata, nella quale proverà a confermare lo stato di forma e il coraggio mostrato in Ohio.
    Francesco Paolo Villarico LEGGI TUTTO