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    Monica Seles rivela di soffrire di miastenia gravis: “Voglio dare visibilità alla malattia”

    Monica Seles nella foto

    Una notizia che scuote il mondo del tennis e dello sport in generale. Monica Seles, 51 anni, leggenda della racchetta e vincitrice di nove titoli del Grande Slam tra il 1990 e il 1996, ha rivelato di essere stata diagnosticata miastenia gravis, una malattia rara e cronica che colpisce il sistema nervoso e si manifesta con difficoltà a parlare e respirare, debolezza muscolare, affaticamento e visione doppia.L’ex campionessa, nata in Serbia ma naturalizzata statunitense, ha deciso di condividere pubblicamente la propria condizione con un obiettivo chiaro: sensibilizzare l’opinione pubblica e dare visibilità a questa patologia ancora poco conosciuta.
    “Voglio che la mia esperienza serva a far conoscere la malattia, affinché altre persone possano ricevere una diagnosi tempestiva e il supporto necessario” – ha dichiarato Seles.
    Una malattia senza cura definitivaLa miastenia gravis è una malattia autoimmune cronica per la quale al momento non esiste una cura definitiva. Alcuni farmaci e terapie, tuttavia, possono aiutare a ridurre i sintomi e migliorare la qualità della vita dei pazienti. La diagnosi di Seles è un duro colpo per una delle atlete più iconiche della storia del tennis, che già in passato aveva affrontato momenti difficili nella propria carriera e vita privata.La sua scelta di raccontarsi pubblicamente è stata accolta con grande affetto da parte di fan e colleghi, che sui social le hanno espresso vicinanza e sostegno.
    Francesco Paolo Villarico LEGGI TUTTO

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    Open 2025, il doppio misto fa discutere: Pegula critica la gestione del nuovo formato

    Jessica Pegula nella foto – Foto Getty Images

    Il prossimo torneo di doppio misto dello US Open 2025 sta attirando più attenzioni di qualunque altro evento del calendario newyorkese. Critiche al formato, esclusioni eccellenti e dibattiti sulla gestione: nonostante le polemiche, da un mese non si parla d’altro. L’iniziativa ha certamente centrato l’obiettivo mediatico, ma secondo molti addetti ai lavori ci sono diversi aspetti che potevano essere gestiti meglio.
    Lo ha sottolineato anche Jessica Pegula, intervenuta sull’argomento dopo la sua vittoria al debutto nel WTA 1000 di Cincinnati contro Kimberly Birrel. La statunitense, membro del Consiglio Giocatrici WTA, parteciperà al doppio misto in coppia con il connazionale Tommy Paul e ha espresso un punto di vista critico sulla modalità con cui la USTA ha introdotto il nuovo format.
    “Mi sento onorata che mi abbiano chiesto di partecipare, penso che sarà un evento divertente e che i tifosi lo apprezzeranno molto. Allo stesso tempo, però, non credo che il modo in cui lo hanno organizzato sia stato ideale” – ha dichiarato Pegula – “Abbiamo ricevuto la notizia a sorpresa. Lo US Open ha cambiato il formato senza dirlo a nessuno, senza consultare i giocatori. Sarebbe stato importante avere un dialogo per capire come migliorarlo. Forse, con una comunicazione migliore, la nostra reazione sarebbe stata meno drastica”.
    Il nodo dei doppi specialisti esclusiIl punto più contestato riguarda l’esclusione di molti specialisti del doppio, a favore delle grandi stelle del circuito. Una scelta pensata per attrarre pubblico, ma che ha lasciato fuori atleti che hanno costruito la loro carriera in questa disciplina. “I tifosi continueranno ad andare a vedere le partite, ma se tanti giocatori sono arrabbiati perché non possono partecipare, qualcosa non funziona. Molti di loro contavano su questo evento per guadagnare, e ora gli è stata tolta questa possibilità. Certo, sarà un torneo molto divertente, ma avrei voluto che ci fosse stata più comunicazione da parte loro” – ha concluso la numero 4 del mondo.
    La polemica è destinata a proseguire fino al debutto ufficiale, previsto per il weekend precedente all’inizio dello US Open, quando si capirà se il nuovo format riuscirà davvero a conquistare il pubblico senza sacrificare l’essenza della disciplina.
    Francesco Paolo Villarico LEGGI TUTTO

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    US Open – Darwin Blanch conquista il titolo U18 e vola al tabellone principale

    Darwin Blanch – Foto Getty images

    Il talento statunitense Darwin Blanch, 17 anni, continua a farsi notare nel panorama tennistico internazionale. L’americano ha vinto il Campionato Nazionale U18 della USTA, un successo che gli è valso la wild card per il tabellone principale dello US Open 2025, dove farà il suo debutto assoluto in un torneo del Grande Slam.
    Attualmente numero 406 del ranking mondiale, Blanch avrà l’opportunità di giocare davanti al pubblico di casa, un passo importante in un percorso di crescita che lo sta portando sempre più vicino a imporsi stabilmente nel circuito professionistico.
    Il giovane statunitense si presenterà a New York con la fiducia derivata da una stagione in continua ascesa e con la voglia di misurarsi subito con i migliori del mondo sul palcoscenico più prestigioso del tennis americano. LEGGI TUTTO

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    Dzumhur, dal rischio di morte alla nuova sfida con Alcaraz

    Damir Dzumhur nella foto

    Damir Dzumhur è pronto a vivere un nuovo capitolo della sua carriera. Dopo aver strappato un set a Carlos Alcaraz al Roland Garros di qualche mese fa, facendo alzare il pubblico in più occasioni, il tennista bosniaco si prepara ad affrontare di nuovo lo spagnolo al secondo turno dell’ATP Cincinnati 2025. Numero 59 del mondo e 33 anni compiuti, arriva alla sfida dopo aver battuto Mattia Bellucci in due tie-break, con l’obiettivo di ripetere un’altra prestazione di alto livello sul cemento dell’Ohio.
    Prima di questa attesa partita, Dzumhur ha raccontato alla ATP un episodio drammatico della sua vita: la lotta contro una pancreatite acuta che nel 2022 lo aveva portato a un passo dalla morte.
    La malattia e i giorni più difficili«Il periodo successivo al Roland Garros 2022 è stato probabilmente il peggiore della mia vita. Dopo aver perso contro Fernando Verdasco nelle qualificazioni, ho iniziato ad avvertire un forte dolore allo stomaco. Dopo gli accertamenti, mi è stata diagnosticata una pancreatite acuta e sono stato trasferito immediatamente in terapia intensiva, dove sono rimasto per sei giorni. Il dolore era insopportabile e riuscivo a dormire solo grazie ad analgesici molto forti. Ho passato il mio trentesimo compleanno in un ospedale francese, lontano dalla mia famiglia e senza sapere cosa mi riservasse il futuro».
    La forza della famiglia«Volevo tornare a Belgrado, vicino ai miei cari. I medici di Parigi mi avevano sconsigliato di viaggiare, ma alla fine sono riuscito a trasferirmi. Ho trascorso altre due settimane e mezzo in ospedale, ma ho potuto vivere uno dei momenti più belli della mia vita: rivedere mio figlio Luka, nato nell’ottobre precedente. Sapere di vivere per qualcuno è diverso, ti dà un’energia unica. Una delle ragioni per cui continuo a giocare è proprio lui».
    Il ritorno in campo«Dopo oltre 20 giorni sono stato dimesso, ma avevo perso 11 chili e pesavo appena 55. In quel momento non pensavo al tennis, non sapevo se sarei mai tornato a competere. Nell’agosto 2022 ero sceso al numero 243 del ranking ATP, ma l’importante era essere vivo. In carriera ero arrivato fino alla posizione 23, ma tornare in Top 100 sembrava impossibile. Un anno fa ci sono riuscito e oggi sono vicino alla Top 50: è fantastico».
    Una seconda occasione contro Alcaraz«Il match di Parigi è stato speciale, giocare contro uno dei migliori al mondo su un palcoscenico così importante mi ha dato emozioni particolari. Alcaraz ha piani di gioco infiniti e sa metterli in pratica ad altissimo livello. Ora avrò l’occasione di affrontarlo di nuovo. Cercherò di dare il massimo e ritrovare il tennis che mi aveva permesso di metterlo in difficoltà qualche mese fa. Tre anni fa ero vicino alla morte, oggi sono qui a fare ciò che amo.
    Francesco Paolo Villarico LEGGI TUTTO

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    Cincinnati – Swiatek sul tema palle: “Bisogna adattarsi”. Collins chiarisce tra le lacrime

    Danielle Collins nella foto – Foto Getty Images

    Il dibattito sulle palline utilizzate nei tornei WTA torna d’attualità anche a Cincinnati. Dopo la vittoria al secondo turno contro Anastasia Potapova, Iga Swiatek ha affrontato l’argomento, sottolineando l’importanza di sapersi adattare:
    «Cerco di essere umile e ricordare che bisogna adattarsi a queste palline perché non offrono alcun vantaggio di per sé. Sono leggere e molto diverse da quelle con cui giochiamo sulla terra battuta o a Wimbledon. L’unico modo per affrontarle è concentrarsi al massimo sull’adattamento e accettare che ci saranno colpi che ti scapperanno dalla racchetta, cercando di controllarli il più possibile» ha spiegato la polacca.
    A far discutere è stata anche la situazione vissuta in campo da Danielle Collins durante il suo match a Cincinnati, in cui è apparsa in lacrime tra un punto e l’altro. Sui social molti hanno ipotizzato si trattasse di un episodio doloroso legato all’endometriosi, patologia di cui soffre, ma l’americana ha voluto chiarire con un post su Instagram:
    «Chiunque abbia un’ernia del disco conosce il mio dolore. Non mi sorprende che i ‘guerrieri da tastiera’ non lo capiscano, troppo occupati a giudicare chi cerca di dare il massimo anche nei giorni più difficili».
    Marco Rossi LEGGI TUTTO

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    Piatti su Sinner: “Ha 6-7 anni per completare il Grand Slam”

    Riccardo Piatti nella foto con Jannik Sinner

    Jannik Sinner e Carlos Alcaraz sono ormai il fulcro del circuito ATP. Negli ultimi sette tornei dello Slam, il loro nome è stato una presenza costante nelle fasi finali, alimentando una rivalità che cattura l’attenzione di tifosi e media. A parlare di questo duello è Ricardo Piatti, l’allenatore che ha seguito Sinner dai 13 anni fino all’ingresso in Top 10, accompagnandolo anche nella sua prima finale di Masters 1000.
    In un’intervista rilasciata a *La Stampa*, Piatti ha analizzato le differenze e le similitudini tra i due campioni, tracciando anche gli obiettivi futuri dell’azzurro.
    Sinner e Alcaraz, due mondi connessi«Sia Jannik che Carlos amano la competizione e traggono piacere dal mettersi alla prova l’uno contro l’altro ogni settimana. Aspirano a essere i migliori, ma senza ossessionarsi. Uno preferisce la vita all’aria aperta e le montagne, l’altro ama celebrare e stare in mezzo alla gente. Entrambi, però, hanno fatto sacrifici enormi fin da piccoli per arrivare dove sono, ed è giusto che ora si godano i risultati».
    L’obiettivo Grand Slam«Sinner ha fatto un grande passo avanti nell’ultimo anno, diventando competitivo anche sulla terra battuta. Nei prossimi sei o sette anni avrà l’opportunità di completare il Grand Slam, e io l’ho sempre pensato. A Parigi le quote erano più a favore di Carlos, a Wimbledon più di Jannik. Sono due stili e due personalità diverse, e va bene così. Entrambi sanno che ci sono tifosi che li sostengono e altri che preferiscono vederli perdere: fa parte dello sport».
    Gli ultimi traguardi del 2025«Dopo Wimbledon, i migliori iniziano a pensare alle ATP Finals. Sinner e Alcaraz sono già qualificati da tempo per Torino, ma hanno ancora due obiettivi: vincere lo US Open e chiudere la stagione da numero uno del mondo».
    **La corsa al trono ATP**«Alcaraz è stato il primo a chiudere l’anno da numero uno e lo ha fatto con calma. Ora è Jannik a inseguirlo. Nella Race verso Torino è circa 1.500 punti dietro, ma punti e soldi non sono sempre la cosa più importante: ciò che conta è vincere. Se Carlos dovesse conquistare lo US Open, per Jannik sarebbe difficile chiudere l’anno in vetta».
    Marco Rossi LEGGI TUTTO

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    Rafa Nadal papà per la seconda volta, è nato Miguel

    Fiocco azzurro in casa Nadal. Rafa Nadal e Xisca Perelló sono diventati nuovamente genitori lo scorso 7 agosto, accogliendo il piccolo Miquel. Il nome è un omaggio al padre di Xisca, scomparso nel 2023.
    Per la coppia maiorchina si tratta del **secondo figlio**, dopo l’arrivo, quasi tre anni fa, di Rafa “Junior”. Un nuovo capitolo familiare che riempie di gioia il campione da 20 titoli Slam, il quale, se pensava di annoiarsi dopo il ritiro dalle competizioni, dovrà ricredersi: le sfide ora saranno… tutte in casa.
    Auguri e felicitazioni alla famiglia Nadal-Perelló per questa nuova, bellissima avventura. LEGGI TUTTO

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    Medvedev, tra passato e futuro: “Non sottovalutate mai il terzo incomodo”

    Daniil Medvedev nella foto – Foto Getty Images

    C’era un tempo, non troppo lontano, in cui Daniil Medvedev sembrava destinato a raccogliere il testimone di un’epoca dominata dai “Big Three”. Dopo aver vissuto da vicino il tramonto di Federer, Nadal e Djokovic, il russo fu l’uomo capace di fermare Novak nell’assalto al Grande Slam nel 2021, e pochi mesi dopo diventò il primo dal 2004 – esclusi i Fab Four – a issarsi al numero 1 del ranking mondiale.
    Ora, però, il circuito maschile ha trovato altri due padroni: Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, capaci di vincere gli ultimi sette Slam e monopolizzare la scena come un nuovo, giovane duopolio. A 29 anni, Medvedev sa che non potrà semplicemente “aspettare” il suo momento: dovrà costruirselo. E, da lucido osservatore qual è, lancia un monito a chi pensa che il tennis sia ormai cosa solo per due: «Jannik e Carlos stanno giocando in modo incredibile, sono i migliori del momento. Ma mai sottovalutare il terzo incomodo pronto a sfidarli».
    Il russo spiega: «C’è chi si chiede come sia possibile che nessuno sia vicino a loro. Quando Carlos arrivò nel Tour a 17 anni, tutti si domandavano come potesse colpire così forte. Se ha una giornata in cui non sbaglia mai – e ne ha molte – non c’è scampo per noi. Lo stesso vale per Jannik, un giocatore davvero solido. Ma anche loro possono perdere ogni tanto: Sinner è caduto a Halle contro Bublik, Alcaraz contro Van de Zandschulp meno di un anno fa… Quando li affronti, devi sempre credere di poter vincere».
    Un 2025 in salita, ma la fiducia restaMedvedev, che può vantare successi su entrambi i nuovi dominatori in tornei del Grande Slam, ha però vissuto una stagione 2025 piuttosto complicata: eliminazioni premature in tutti gli Slam e una posizione fuori dalla top 15 nella Race to Turin. «Mi chiedono sempre di Sinner e Alcaraz, ma quest’anno non li ho neanche incontrati nei Major, ho giocato peggio. E questa è una specie di ‘problema buono’: vorrei essere là dove sono loro, in fondo ai tornei».Analitico come sempre, il russo ammette che identificare le cause delle difficoltà non è semplice: «Potrei trovare dieci motivi diversi, ma non saprei qual è quello vero. Con il mio team abbiamo parlato, cerchiamo di cambiare e migliorare. Ora arrivano i tornei su cemento fino a Miami: è la parte più bella della stagione, per me è un’opportunità da cogliere».
    La “terza via” di MedvedevNonostante le difficoltà, il fuoco dentro Daniil non si è spento. «Tennis è così: un giorno giochi bene, l’altro il tuo avversario è migliore, game on o game over. Di solito ero in una posizione migliore a questo punto della stagione, ma sono vicino: basta un quarto di finale in un Masters 1000 e sei quasi qualificato per Torino».Medvedev non cerca alibi: «Non penso sarà difficile risalire, è già stato difficile in passato. Sono riuscito a battere Djokovic, ora voglio rimettermi alla prova con Sinner e Alcaraz».
    Un pensiero, infine, a chi si concentra solo sui due re: «Ricordate quando tutti pensavano che Rafa e Roger si sarebbero spartiti tutti gli Slam, poi arrivò un certo serbo… Il tennis cambia in fretta: mai sottovalutare chi insegue».Ora, per il russo, l’obiettivo è ritrovare le sensazioni giuste a Cincinnati e, perché no, regalare una nuova sorpresa ai due padroni del tennis mondiale.
    Francesco Paolo Villarico LEGGI TUTTO