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    Leclerc, Fognini e quegli sfoghi da bar: quando il campione è ostaggio della frustrazione

    Mentre si disquisisce sulla traduzione corretta del “come on, putain de sa race” di Charles Leclerc con interpretazioni che vanno dal gergale “Andiamo, che gara del ca***” fino all’apocalittico “Maledetto tu e tutta la tua stirpe”;  vien qui da chiedersi se oltre il pettegolezzo e il finto stupore delle belle gioie queste imprecazioni rubate – via radio nel caso del pilota – e poi centrifugate dai social non ci aiutino invece ad avere più chiaro (e quindi a comprendere) il tormento che agita il campione quando è ostaggio della frustrazione e non gli resta che maledire qualcuno, qualcosa, il fato avverso, il mondo che va storto, la piaga delle locuste, la Ferrari più sgangherata degli ultimi decenni.La gaffe di AlonsoL’imprecazione di Leclerc non assume il contorno di ira funesta solo perché non c’è epica attorno, ma fallimento e desolazione. Non è odio, bensì stizza, lo stesso veleno che animava il collega Fernando Alonso quando qualche anno fa commentava in team radio le prestazioni del motore Honda. Parlando in corsa con l’ingegnere della McLaren lo definiva “Gp engine” e “imbarazzante”, fino al famoso “non ho mai corso con così poca potenza in tutta la mia vita”. Pure in Ferrari Alonso – nel 2013 – venne colto con le mani nella marmellata e l’audio privato diventò pubblico. Prove libere di Monza, diverbio con il muretto, problemi con Felipe Massa. La frase: “Quindi c’era da lasciarlo passare. Siete dei scemi. Mamma mia ragazzi”. Imbarazzo in Ferrari, “dei scemi” fatto passare per “dei geni”, ma insomma, la gaffe resta.La scenata di FogniniEppure parliamo di sfoghi certamente più sobri rispetto alla scenata da cartone animato di Fabio Fognini un anno fa, campo 14, periferia di Wimbledon. “Ma è giusto giocare qua? Maledetti inglesi… Scoppiasse una bomba su sto circolo, una bomba deve scoppiare!”. Self-control, anche no. Riprese rubate dal telefonino di un giornalista, poi mandate in rete con i sottotitoli in inglese. Shit-storm, ma Fognini direbbe tempesta di mer**. Ci fu uno che postò una foto dell’All England Club devastato dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale; giusto per far capire a Fognini che forse era meglio evitare il riferimento. Il problema – quando spunta il sonoro – è che per evitare figure barbine, bisognerebbe usare un po’ di ironia. La usò Seb Vettel al Gp di Sochi, settembre 2019. Sta per vincere, al 28° giro la Ferrari ha un problema, gara finita. Sarcastico il pilota via radio, quando si rivolge ai box: “”Ridatemi il f*****o V12”. Ora, dovete sapere che il V12 era un motore usato dalla Ferrari negli anni ’90. Ancora l’insospettabile Vettel durante la Q2 di un Gp di Monaco: “The car is jumping like a Rabbit.”. La macchina sta saltando come un coniglio, appunto.Maradona re ferito, Baggio contro SacchiBen diverso il titanico furore contenuto nel celebre “Hijos de puta” sputato da Maradona in faccia agli italiani che stavano fischiando l’inno argentino, la notte della finale di Italia 90 all’Olimpico. El PIbe ostentava una posa tracagnotta e superba ma era un re ferito, senza corona e senza scorta (giocare con a fianco Basualdo e Serrizuela era già una resa). Livido nel suo dolore lo sibilò due volte, scandendo bene le parole. E quel “Hijos de puta” riecheggiò in  mondovisione. Allo stesso modo dell’esclamazione di sincera sorpresa – “Ma questo è matto” – del labiale rubato con cui Roby Baggio commentò la decisione di Sacchi di sostituirlo al Mondiale di Usa ’94 contro la Norvegia. Era stato espulso Pagliuca, serviva un portiere, andava tolto un azzurro. Sdraiati sul divano pensammo tutti la stessa cosa. Ma Sacchi non era matto, ragionava da allenatore. A proposito di liti giocatori-allenatori: se il “vaffa” con la mano di Chinaglia a Valcareggi (Mondiali 1974) è materia per educande, si udì nitido il “Questo è per te stron**” con cui Ravanelli – novembre 1994 – si rivolse a Lippi dopo un gol all’Euganeo di Padova.La rabbia di McEnroeC’era ancora la cortina di ferro quando John McEnroe – “Superbrat” come lo chiamavano gli inglesi, la “Superpeste” – urlò un “te ne pentirai di avermi colpito, fot….comunista” al collega cecoslovacco che involontariamente gli aveva scagliato addosso la pallina; e chissà quale rabbia lo colse quando nel 1984 – al 250 di Stoccolma – ebbe una crisi di nervi inveendo contro il giudice di sedia: “Answer my question. The question, jerk!”. Letteralmente: “Rispondi alla mia domanda. La domanda, cretino!”. In fondo però ci sono anche imprecazioni fraterne, usate a mo’ di stimolo. Come quelle che Kobe Bryant – uno che ridendo ammise di offendere gli avversari in quattro-cinque lingue, nella NBA si chiama trash-talking – rivolse al compagno dei Lakers, Sasha Vujacic, in gara 3 contro i Boston, nel giugno 2010. Vujacic ai liberi, l’urlo di Kobe alle sue spalle. “Se vuoi averlo devi segnare caz**! Stron**!”. Ma detto con tutto l’affetto di questo mondo. LEGGI TUTTO

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    E' grande festa con i “Sotto Gamba Game”

    Una bella località di mare, e un evento migliore: sabato 12 e domenica 13 settembre, nella suggestiva location di Riva degli Etruschi a San Vincenzo (Livorno), si terrà il Sotto Gamba Game, manifestazione sportiva organizzata da Toscana Disabili Sport Onlus e Tutun Club Sport e Servizi con il supporto all’accoglienza della Onlus Handy Superabile.Qual è lo spirito che anima la kermesse? È quello del primo articolo della Carta Internazionale per l’Educazione e lo Sport, che sancisce come “La pratica dell’educazione fisica e dello sport è un diritto fondamentale per tutti…”.Al bando dunque i pregiudizi ideologici, emotivi e psicologici, e libero accesso per gli sportivi con disabilità e normodotati. Senza alcuna differenza, così come dovrebbe essere.L’accesso sarà libero per tutti, e saranno tanti gli sport che si potranno praticare, dai più tradizionali ai più innovativi fino ai più curiosi, in un menù che in pieno stile toscano che si articolerà tra terra e mare con oltre venti discipline sportive: dagli sport acquatici come vela, windsurf, surf, kite surf, Sup e surf adaptive, canoa, nuoto e wakesurf ai più tradizionali tennis, basket, triathlon, tennistavolo, handbike, mountain bike, tiro con l’arco, sitting-volley, scherma, paddle, zumba e altro ancora.L’apertura delle attività sportive è prevista alle ore 9.30 di sabato 12 settembre nel Punto Villaggio con sfide, stage e dimostrazioni. Nella serata di sabato, all’interno del Garden Toscana Resort, sarà offerto dall’organizzazione a tutti i prenotati un aperitivo cena con un deejay d’eccezione non vedente: Marco Lemmetti Dj Full Blind. L’evento si concluderà alle 19.00 di domenica 13 settembre.Sotto Gamba Game 2020 è patrocinato da: Regione Toscana, Comune San Vincenzo-Livorno, F.I.V. (Federazione Italiana Vela), C.I.P. Toscana (Comitato Paralimpico Toscana), F.I.T (Federazione Italiana Tennis), ANMIL (Associazione Nazionale mutilati invalidi sul lavoro), F.I.S.P.E.S. (Federazione Italiana sport paraolimpici e sperimentali) e numerose altre federazioni sportive e associazioni di categoria.Un’occasione unica: buon divertimento a tutti. LEGGI TUTTO

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    La Grande Olimpiade del 1960, quando Roma vinse la medaglia d'oro anche degli impianti

    Venticinque agosto 1960. Gli orologi presenti nei moderni tabelloni dello Stadio Olimpico segnano le 16:30 quando gli atleti di 84 nazioni fanno il loro ingresso per la cerimonia inaugurale. Sono partiti dal Villaggio Olimpico, a piedi. Gli uomini in giacca, cravatta e cappello di stoffa; le donne con le gonne a piega sotto il ginocchio. Alle 17:30 entra l’ultimo tedoforo della staffetta olimpica partita dai boschi di Olimpia. Fa il giro di campo e con la torcia accende il fuoco olimpico del braciere.Il discorso è affidato a un gigante dello sport. Non solo per meriti sportivi. Adolfo Consolini, campione del lancio del disco, pesa più di cento chili e ha interpretato al cinema Maciste.  Un gigante parla a ottantamila persone in un’Olimpiade che sarà di gigantiPasseranno alla storia le imprese di Classius Marcellus Clay, che non è ancora Muhammad Ali, nome acquisito dopo la conversione all’Islam. È un pugile che vince e pensa, parlando con un linguaggio perfino più veloce e tagliente del suo diretto, che pure è micidiale. E poi Abebe Bikila, sconosciuto etiope che si presenta al via nella maratona. Il mito dei corridori dell’Altipiano nascerà con lui. La gara si svolgerà sotto la luce artificiale dei riflettori che illuminano il percorso come un gigantesco set cinematografico, uno dei tanti presenti nella Capitale della Dolce Vita. Il traguardo è sotto l’Arco di Costantino. Bikila arriva solo, scalzo. Ha staccato tutti.Nelle piscine del Foro viene demolito il record dei 100 stile libero da Dawn Fraser. Sulla pista in terra rossa dell’Olimpico trionfa Wilma Rudolph, una gazzella che abbina doti atletiche non comuni a un fascino indiscusso. Ne farà le spese il nostro Berruti. I campioni italiani portano l’Italia sul podio del medagliere con 13 ori, 10 argenti e 13 bronzi: la nazionale di pallanuoto diviene il Settebello, definizione che sa di scopone da bar. La leggendaria squadra della scherma non è da meno: Edoardo Mangiarotti stabilirà il record di medaglie olimpiche raggiunte. E Berruti, fisionomia vagamente da ragioniere, corre i 200 metri con gli occhiali a montatura nera, piuttosto spessa, ma nella retta sotto la Tribuna Monte Mario brucia tutti i suoi rivali. Nino Benvenuti, è un giovane pugile istriano. La sua storia è una di quelle segnate dal dramma bellico, in una zona di confine, contesa. Storia di esuli e di Foibe. I fratelli D’Inzeo: nessuno come loro in sella a un cavallo. Poi, il ciclista Sante Gaiardoni, unico azzurro a vincere, nell’occasione, due medaglie d’oro. E tutti gli altri… 280 atleti che fecero, allora, sognare un intero Paese. L’Italia, peraltro, vinse più medaglie di tutti in quelle che sono considerate le prime Paralimpiadi della storia, svoltesi negli impianti dell’Acqua Acetosa. 400 gli atleti provenienti da 21 NazioniNel salto con l’asta c’è pure Don Bragg, al cinema Tarzan. Fa le foto al Colosseo con i mutandoni e il coltello. Faranno il giro del Mondo contribuendo ad esaltare il mito di una Roma in cui tradizione e modernità si fondono. E’ ancora la Roma del Ponentino, di Piazza Navona in cui si vende il pane caldo e non il Colosseo con la neve e i gladiatori in plastica. E’ ancora la Roma delle lambrette, dei foulard delle ragazze sul sedile posteriore, gambe accavallate sullo stesso lato, occhiali da sole a punta. E di bidonville che vanno sparendo lentamente. La guerra ha lasciato ferite e anche povertà. Si riscopre il mare alla domenica, il treno per Ostia è fonte di felicità. C’è voglia di vivere, e lo sport fa parte del quadro. L’Italia delle campagne impara a leggere e scrivere con la trasmissione “Non è mai troppo tardi”, il programma di alfabetizzazione televisivo più importante della storia. Protagonista è un giovane e carismatico maestro di scuola che viene dall’insegnamento nelle carceri e che è vissuto con gli indios Jivari dell’Amazzonia. È Alberto Manzi: insegna alla Fratelli Bandiera, nel quartiere romano di Piazza Bologna, proprio il luogo dove, originariamente, doveva nascere il Foro. Il cinema conosce il Neorealismo. È definitivamente superata l’era dei telefoni, bianchi. Adesso maestri come De Sica e Rossellini raccontano l’Italia della dura quotidianità, divenendo un punto di riferimento per tutto il cinema mondiale. Ed è la Roma dei divi e dei fotografi, con le loro cravatte strette e la borsa quadrata con pellicole e flash all’interno, che si dividono tra Cinecittà, Via Veneto e lo Stadio Olimpico: questo, costruito in marmo e travertino – e consegnato allo sport sette anni prima dell’Olimpiade di Roma – è un’opera gigantesca e di straordinaria bellezza, non solo per le sue linee ma anche per la sua compatibilità ambientale.E’ il fiore all’occhiello degli impianti dove si consumano i Giochi della XVII Olimpiade e che andremo a raccontare in questo excursus.Stadio OlimpicoCerimonie di apertura e chiusura, atletica leggera, calcio, equitazione.Quello che fa bella mostra di sé il 25 agosto è solo l’ultima delle versioni dell’impianto. Il nome attribuito è Stadio dei Cipressi: è progettato nel 1928, compreso nel Piano Regolatore dello stesso anno e parzialmente ultimato nel 1932. L’opera è così chiamata a causa della folta corona di alberi che viene sistemata sopra la scarpata, che fa da perimetro tra lo stadio e le colline di Macchia Madama. L’architetto Del Debbio, progettista del Foro, non pensa a strutture murarie in vista, ma a terrazze erbose. Rispettando la cornice paesaggistica, lo stadio viene appoggiato alla collina, dopo opportuni spostamenti di terreno, senza stravolgere in tal modo l’ambientazione che si offre allo spettatore. Un ulteriore sviluppo dei lavori è già previsto per la costruzione delle gradinate degli anelli superiori ma seguendo sempre la conformazione naturale del terreno, secondo il principio di attuare una compenetrazione dell’opera nell’assetto morfologico dell’area. Il primo anello in marmo dello stadio OlimpicoCondividi   LEGGI TUTTO

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    Nuoto, Paltrinieri fa il bis in mare: dopo la 10 km vince anche la 2,5 km

    Uscito dalla piscina dello Stadio del Nuoto del Foro Italico in occasione del ‘Settecolli’ con il nuovo record europeo dei 1500 stile libero, Gregorio Paltrinieri ha centrato una doppietta agli Assoluti di nuoto in acque libere, la specialità del nuoto che ormai da un anno lo appassiona particolarmente tanto che sarà al via della gara olimpica il prossimo anno a Tokyo. Greg in due giorni ha vinto prima la 10 chilometri e oggi la 2,5 in attesa della 5 km in programma venerdì a Marina di Grosseto.Altri Sport LEGGI TUTTO

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    Nuoto, fondo: Paltrinieri domina nella 10 chilometri agli Assoluti

    PIOMBINO – Reduce dal record europeo dei 1500 metri al “Sette Colli” a Roma, un grandissimo Gregorio Paltrinieri trionfa nella gara di 10 chilometri di fondo nelle acque toscane del circolo velico Baratti, a Piombino, vincendo così il suo primo titolo italiano in questa specialità, “simulando” il programma previsto da lui e per lui tra un anno a Tokyo. Nella gara femminile vince una ritrovata Arianna Bridi. Domani si disputeranno anche le 2.5 km; poi venerdì 21 a Marina di Grosseto le 5 km. In acqua un totale di 174 atleti (100 maschi e 74 femmine) in rappresentanza di 60 società.Primo titolo italiano nel fondo per PaltrinieriIl campione olimpico Paltrinieri, tesserato per Fiamme Oro e Coopernuoto, domina la gara dei 10 chilometri in 1h52’09”7, seguito dal francese Marc-Antoine Olivier in 1h52’23”9 e dal compagno d’allenamento Domenico Acerenza delle Fiamme Oro/CC Napoli, terzo in 1h52’29”4. Quinto in 1h53’03”2  è Mario Sanzullo delle Fiamme Oro e CC Napoli, preceduto allo sprint dal britannico Hector Pardoe. La gara comincia a grandi ritmi con Paltrinieri, Acerenza e Sanzullo davanti a tutti già alla boa degli 800 metri. Quindi i primi due insieme ai transalpini Damien Joly e Marc Antoine Olivier (vice campione del mondo a Gwangju 2019, bronzo olimpico a Rio 2016 e iridiato a Budapest 2017) accelerano ulteriormente, allungano il gruppo che ai 7 chilometri è ridotto a 20 atleti. A 1200 metri dalla fine davanti ci sono Paltrinieri, Acerenza e Olivier con dieci metri di vantaggio su Sanzullo e Pardoe. Poi a 800 metri dall’arrivo Paltrinieri aumenta l’intensità della nuotata e fa il vuoto, con Olivier e Acerenza ultimi a mollare: è lo strappo decisivo quello che regala al fuoriclasse di Carpi il primo titolo italiano della sua carriera. “Sono contento di questo test – ha commentato Paltrinieri – stiamo simulando l’Olimpiade e anche questa gara mi ha soddisfatto sia nei primi 4 giri che nel finale più sciolto. Il lavoro va nella direzione giusta”.Vittoria in solitaria per BridiNella prova femminile dei 10 chilometri, trionfa Arianna Bridi con una vittoria che sa di riscatto, dopo la mancata qualificazione alle Olimpiadi di Tokyo 2021. La 24enne di Trento, tesserata per Esercito e RN Trento, allenata dal tecnico federale Fabrizio Antonelli e oro europeo nella 25 km a Glasgow 2018, nuota in 2h02’12”0, precedendo Giulia Gabbrielleschi (Fiamme Oro/Nuotatori Pistoiesi) in 2h02’13”5 e la vicecampionessa olimpica Rachele Bruni (Esercito/Aurelia Nuoto) in 2h02’17”2. Successo mai in discussione con Bridi avanti fin dalle prime battute a scremare il gruppo, per poi sferrare l’accelerazione decisiva a un paio chilometri dalla fine per un arrivo in scioltezza e praticamente in solitaria. “Gara impegnativa, dopo un primo giro soft – ha detto dopo la gara Bridi, già bronzo iridato in carica nelle 10 e 25 chilometri a Budapest 2017 – Mi sono messa in testa fino al quarto giro, poi ho lasciato spazio alla francese Grangeon e avere qualche energia più nel finale e così è stato. Sono contenta del risultato, per me rappresenta un inizio nuovo: ci voleva proprio”.   LEGGI TUTTO

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    Ciclismo e doping, squalificata a 80 anni: un anno alla statunitense Gicquel

    Nuovo colpo, tra mille virgolette, per l’agenzia anti-doping statunitense (USADA), che ha squalificato per dodici mesi la ciclista Barbara Gicquel dopo un test positivo per il metiltestosterone, uno steroide anabolizzante. Piccolo particolare: la pistard americana ha 80 anni. La storia è del 2019. Gicquel aveva stabilito il nuovo record mondiale dei 500 metri in pista per la fascia d’età 75-79 anni, fermando i cronometri su un notevole 44″062. Dopo un controllo antidoping positivo, Gicquel ha ammesso di utilizzare un farmaco contenente metiltestosterone dal marzo 2005. Aveva in effetti presentato domanda per un’esenzione per uso terapeutico retroattivo (TUE) ma l’USADA non aveva accettato la sua domanda “perché la documentazione non ha affermato con certezza quale fosse la condizione medica che richiedeva l’uso di metiltestosterone”. Risultati cancellati e carriera verosimilmente terminata. All’incirca la stessa sorte capitata a Carl Grove, arzillo 90enne dell’Indiana beccato dall’USADA nel 2019 e squalificato per uso di epitrenbolone, una sostanza utilizzata nel culturismo per favorire l’aumento muscolare. Grove provò a difendersi con la trita giustificazione di una contaminazione alimentare, ma anche allora l’USADA fu inflessibile.   LEGGI TUTTO

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    Nuoto, Pilato record italiano nei 50 rana

    Grande prestazione di Benedetta Pilato nei 50 rana del Trofeo Settecolli in corso a Roma, valido anche come campionato italiano. La 15enne tarantina, argento mondiale a Gwangju nel 2019, ha vinto la gara con il tempo di 29″85 stabilendo il nuovo record italiano, il record mondiale juniores (migliorato di un centesimo il record del mondo juniores che apparteneva dall’agosto del 2013 alla lituana Ruta Meilutyte) e la sesta prestazione all-time sulla distanza. Il precedente limite nazionale di 29″98, già suo, risaliva al 27 luglio del 2019, nelle batterie del Mondiale coreano. “L’obiettivo – ha dichiarato Pilato – era provare a tornare sotto i 30 perché dallo scorso anno non ci ero più riuscita Sono soddisfatta, il record mondiale juniores lo stavo puntando da qualche tempo”. “Le aspettative sono aumentate – ha aggiunto – ma chi mi vuole bene mi aiuta. Speriamo di arrivare fino a dicembre preparati, vedremo come andrà ad aprile. Sappiamo che solo due ragazze hanno l’accesso alle Olimpiadi”. Secondo posto per Martina Carraro in 30″41, terza Arianna Castiglioni in 30″47.Altri Sport LEGGI TUTTO

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    Nuoto, Settecolli; Pellegrini terza nei 50 sl: “Non vedevo l'ora di tornare”

    ROMA – La mascherina rosa con su dipinta una bocca rossa che ride: “Non vedevo l’ora”. Anche questo cloro aspettava, da troppo tempo, la sua Fede: nella piscina del Foro Italico di Roma che è “la più bella al mondo anche se è strano vederla senza pubblico”, Pellegrini torna in gara a 8 mesi di distanza dall’ultima volta. Scende nella vasca dei suoi record e rompe l’assenza per un 50 stile libero (3ª in 25″18, dietro alla francese Melanie Henique (25″11), vince la specialista Silvia Di Pietro in 24″91). Nuoterà nei prossimi giorni anche nei 100 e nei suoi 200 stile. “Volevo tornare a sentire l’adrenalina, tornare a combattere che per me è fondamentale, che sia con altri che con me stessa. La pausa è stata lunga e ricominciare non è stato facile. Non era scontato dopo due tre mesi a casa, poteva partirmi la brocca e dire che questa non era più la mia strada. C’è stato anche il dubbio, dico la verità, ma poi quando ho rimesso i piedi in acqua ho capito che non era ancora tempo di mollare”.Perché la pandemia non l’ha solo lasciata a secco, come tutti. Ma l’ha costretta anche a rimandare la fine della sua carriera, che aveva previsto dopo i Giochi di Tokyo rimandati al prossimo anno. “Speriamo che si facciano, dopo tutto lo sforzo che stato facendo per allungare la mia corsa. Quando ho preso la decisione di tirare fino al 2021 l’ho presa cosciente che o mi sarei spaccata ogni giorno in allenamento, o non avrei continuato per niente. So che dovrò allenarmi forte, senza tregua, ma d’altra parte questa è sempre stata la mia chiave e la mia natura e anche l’unica che conosco”.Sì, Fede non si tira indietro. “La decisione di lasciare di Tania Cagnotto? Era ripartita con il progetto di andare alle Olimpiadi dopo essersi ritirata, ma forse non era convinta al 100% e la botta del lockdown evidentemente è stata fatale, poi il destino di una nuova maternità l’ha aiutata a fare il passo. Le faccio i miei migliori auguri”. Li fa anche ad Andrea Pirlo, lei juventina: “Si prende una bella responsabilità, ma penso abbia le carte in regola per fare bene. Gli faccio il mio in bocca al lupo”. Magari anche Fede, un giorno, allenerà? “Non lo escludo, dipende dal tipo di impegno, magari non a tempo pieno, magari con un’Academy”.Detti da record nei 400 slGiornata d’esordio e di ritorno in vasca per tutti i big. Gabriele Detti, ex compagno di allenamenti a Ostia con Gregorio Paltrinieri, che ha cambiato allenatore (passando da Stefano Morini a Fabrizio Antonelli per curare di più anche il fondo), brilla nei 400 stile in 3’43″73, record per i campionati assoluti italiani e a soli cinque decimi dal suo record italiano stabilito il 21 luglio dello scorso anno ai Mondiali di Gwangju dove conquistò la medaglia di bronzo. “Ho fatto una fatica bestiale, forse ho esagerato un po’ sul terzo 100, gli ultimi sono stati un’agonia, i primi 15 metri invece non finivano mai. Dopo 3 mesi che non nuotavamo in gara e con tutte le cose successe quest’anno direi che è un ottimo punto di partenza. Sono contento. È un ritorno graduale alla vita. Esco dalla vasca molto stanco ma contento. Il tempo? È da bronzo olimpico, vedremo se ci saranno i Giochi, per ora pensiamo solo a divertirci. Come va senza Greg? Proseguo con un’altra ottima compagnia, con Marco Di Tullio e i risultati si vedono”. Infatti, si piazza alle sue spalle (3’44″94) mentre è 3° un altro ex di Ostia, Domenico Acerenza (3’46″88).Quadarella battuta nei 1500 slLa campionessa mondiale dei 1500, la romana Simona Quadarella, 21 anni, battuta (16’03″69) invece da Martina Caramignoli, 29 anni, reatina, che vince (in 15’56″06). “Non pensavo di fare tanto di meno come crono. Sono stata ferma a lungo e ricominciare è stata dura. Ma devo dire che va bene così, non miravo alla prestazione in questo momento. Sono contenta per Martina, è stata brava, vuol dire che con un’avversaria così sarà un grande stimolo per l’anno prossimo”. LEGGI TUTTO